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"Funzionari,
stimolo costante
nelle imprese di assicurazione
per far crescere la qualità del servizio
nel segno dell'alta professionalità"
Rivolgo il più cordiale benvenuto del Sindacato Funzionari agli ospiti
che hanno accolto il nostro invito.
Un saluto
affettuoso va inoltre a tutti i delegati che, insieme ai segretari regionali
e provinciali e ai consiglieri nazionali uscenti, saranno i protagonisti
del nostro VII Congresso Nazionale.
Non sembra
vero, ma sono ormai passati quattro anni dal nostro Congresso di Perugia,
quello della svolta, quattro anni tumultuosi che hanno visto il Sindacato
in prima linea per difendere i lavoratori, la loro dignità e la loro professionalità
dagli attacchi sempre più forti delle imprese e della loro associazione.
Quattro anni intensi di impegno per affrontare i rilevanti cambiamenti
del settore e mantenere nel contempo la garanzia del posto di lavoro per
tutti i lavoratori.
Ma prima
di entrare nel merito, desidero delineare lo scenario del nostro
comparto nelle sue varie articolazioni.
- Nel 1999
i premi complessivi del lavoro diretto italiano raccolti dalle
imprese con sede in Italia sono stati pari a circa 120 mila miliardi
di lire (+ 21,3% sull'anno precedente).
Nel 2000 la stima è pari a 131 mila miliardi di lire (+ 9,3%).
Nel 1997 i premi furono oltre 81 mila miliardi. La crescita nei quattro
anni considerati è del 60,9%.
Nel ramo vita (lavoro diretto italiano) il trend di crescita
è stato tumultuoso:
1997 -> 36.985 miliardi
1998 -> 51.277 miliardi
1999 ->68.925 miliardi
2000 -> 76.936 miliardi (dati provvisori)
La crescita nel quadriennio è del 108%.
Nei rami danni, la crescita è stata più contenuta ma sempre apprezzabile:
1997 -> 44.450 miliardi
1998 -> 47.440 miliardi
1999 -> 50.820 miliardi
2000 -> 53.996 miliardi (dati provvisori)
Nel quadriennio + 21,5%.
- L'incidenza
sul PIL dovrebbe raggiungere nel 2000 il 5,8%. Nel 1997 era del
4,2%, nel 1998 del 4,8%, nel 1999 del 5,6%.
- Il
costo complessivo del personale amministrativo nel 1999 è stato
di 3.557 miliardi (+0,8%) sul 1998, contro un aumento dei premi pari
al 21,3%.
- I
premi per addetto che nel 1995 erano di 1.350 milioni sono stimabili
per il 2000 in oltre 3.000 milioni.
- L'esercizio
1999 si è chiuso con un utile netto di 2.871 miliardi contro
2.288 dell'esercizio precedente.
- A fronte
delle passività (capitale sociale e riserve patrimoniali, riserve tecniche,
fondi di accantonamento e debiti verso riassicuratori) i bilanci delle
imprese registrano investimenti per 405.536 miliardi (+ 21,3%)
e crediti per 30.396 miliardi (+ 5%).
- Come
abbiamo visto - e la conferma per noi è quotidiana - le imprese assicuratrici
godono di ottima salute. E le recenti assemblee degli azionisti hanno
ampiamente confermato tale stato di grazia. Ovviamente i problemi, nel
segno della crescita, non mancano.
Mentre il ramo vita prosegue nella sua straordinaria espansione - e
il vero decollo dei Fondi pensione rappresenterà nuovo propellente per
il settore - alcuni temi strategici, nell'ambito dei rami danni, restano
al palo.
- Il
presidente dell'ANIA ha, negli scorsi anni, lanciato messaggi chiarissimi
sull'assicurazione malattie, sulla long term care, sull'assicurazione
delle calamità naturali, sulla privatizzazione dell'INAIL (che invece
si è rafforzato con l'assicurazione obbligatoria delle casalinghe),
sulla fiscalità dei premi.
Purtroppo, dobbiamo costatare che il settore non è riuscito a raggiungere
gli obiettivi prospettati dal dott. Desiata: certamente vi sono stati
ostacoli di comunicazione con il mondo politico ove era necessario un
provvedimento legislativo (come nel caso delle calamità naturali), ma
è altrettanto vero che l'associazione e le imprese non hanno saputo
seguire operativamente le linee innovative, chiare e forti, che il loro
vertice aveva suggerito.
E' un'occasione mancata, almeno per ora, ma forse dà un segnale preoccupante
sulla qualità professionale di talune alte sfere manageriali. E l'ipotesi
verrebbe confermata anche da un'altra importante questione ormai costantemente
all'ordine del giorno dell'opinione pubblica. Mi riferisco all'assicurazione
obbligatoria R.C. Auto che dal marzo 2000, data in cui fu decretato
il blocco tariffario per un anno, rappresenta il problema del nostro
settore: non soltanto perché produce perdite nei bilanci, ma perché
"innervosisce" praticamente l'intera platea degli assicurati, con evidenti
riflessi negativi su tutti gli altri rami e sull'immagine complessiva
dell'assicurazione, già abbastanza appannata.
Fin dall'inizio, noi abbiamo ritenuto illegittimo il decreto di blocco
emanato dal Governo in relazione a quanto disposto dalla normativa comunitaria
in tema di liberalizzazione delle tariffe. E in effetti, la procedura
di infrazione avviata dall'Unione Europea conferma tale assunto.
Tuttavia, e l'abbiamo anche scritto più volte sul nostro periodico,
le imprese hanno fatto di tutto per meritarsi il blocco tariffario.
Da diversi anni il Sindacato Funzionari denuncia, in varie sedi, le
disfunzioni e gli errori di metodo introdotti da parecchie compagnie
nella fase più delicata dell'intero processo di gestione della R.C.
Auto: la liquidazione sinistri. E' vero che i danni alla persona
e più precisamente le micro-invalidità hanno determinato una situazione
anomala, soprattutto per le numerose categorie di danno (fino a quello
esistenziale) accordate dai giudici, ma è altrettanto vero che negli
ultimi cinque-sei anni è stata in gran parte smantellata una rete liquidativa
professionale per seguire i suggerimenti dei "consulenti" che ovviamente
predicavano (e in qualche caso predicano ancora) il taglio del personale
senza valutare le effettive conseguenze sulla gestione dell'attività
assicurativa.
Nel frattempo è stata varata la nuova legge sul danno biologico per
le micro-permanenti. Anche se non piace del tutto all'ANIA è comunque
un piccolo passo avanti per tentare di mettere ordine in una materia
che è diventata scottante (soprattutto per la dimensione assunta) anche
per effetto di gravi errori gestionali dei sinistri da parte delle imprese.
Sui danni alle cose, addirittura si è introdotta, in relazione all'importo
richiesto, la liquidazione previa presentazione della fattura senza
neppure visionare il mezzo danneggiato e si è dato spazio largamente
e impropriamente all'attività liquidatoria da parte dei periti con risultati
purtroppo molto negativi. Se da un lato si può ipotizzare un modesto
risparmio sui costi di liquidazione di questi danni, dall'altro è esploso
il costo complessivo del sinistro per motivi ovvi che ogni addetto ai
lavori capisce benissimo. Il risultato è la cosiddetta "spirale perversa"
da noi dettagliatamente descritta in un articolo su Notiziesnfia
del gennaio-marzo 1999. Per memoria, ricordiamo che nel 1999 l'onere
per i sinistri R.C. Auto è ammontato a 25.302 miliardi, di cui il
46,5% per i danni a cose e il 53,5% per i danni a persone.
Sull'assicurazione R.C. Auto che, al di là del peso sul settore (circa
28 mila miliardi di premi), coinvolge come abbiamo già detto la totalità
dell'utenza assicurativa, il Governo - bisogna riconoscerlo - è stato
anche promotore di un tavolo concertativo che ha visto ISVAP, ANIA e
Associazioni dei consumatori confrontarsi e produrre poi il noto protocollo
25 ottobre 2000.
Successivamente anche le OO.SS. di settore ed altre associazioni sono
state interessate e parzialmente coinvolte. Per quanto riguarda specificamente
il Sindacato Funzionari, abbiamo presentato alle istituzioni interessate
una proposta di riforma strutturale della R.C. Auto che mira
a personalizzare effettivamente il rischio, a separare la mutualità
ordinaria da quella aggravata (con la costituzione di una "bad company"),
a incentivare la prevenzione e la sicurezza stradale collegando anche
la patente a punti alla tariffazione del rischio. Naturalmente, premessa
indispensabile, senza necessità di interventi legislativi, è la revisione
profonda del processo di liquidazione dei sinistri recuperando professionalità
e sana tecnica assicurativa. Dopo il bailamme seguito allo scadere del
blocco tariffario, la Segreteria Nazionale a metà aprile ha diramato
un circostanziato e severo comunicato per far giustizia della demagogia
e della incompetenza imperante sui media. Sono state così poste in evidenza:
la sconsiderata politica delle imprese di tagliare il personale con
effetti deleteri sulla liquidazione dei sinistri; l'insufficienza dell'intervento
ANIA al tavolo ministeriale insieme con le associazioni dei consumatori;
le carenze dell'ISVAP che non ha vigilato efficacemente sulla liquidazione
dei sinistri; l'avidità dello Stato che incassa il 12,50% dei premi
come imposta e il 10,50% come contributo sanitario. Senza contare il
4% destinato al Fondo di garanzia per le vittime della strada.
- Per completare
la panoramica sul settore assicurativo ci pare utile dare uno sguardo
alla evoluzione numerica del personale in servizio presso le
compagnie di assicurazione. Nel 1999 (ultima evidenza dell'ANIA) i lavoratori
amministrativi erano 36.433 con una diminuzione rispetto al picco
del 1992 di ben 5.192 unità (-12,5%).
Per i Funzionari, l'evoluzione numerica è stata diversa: nel 1992 erano
5.294 di cui 373 donne; nel 1999 erano 5.535 (+4,6%) di cui 618 donne
(+65%). Sul totale degli amministrativi i Funzionari sono passati dal
12,7% del 1992 al 15,2 del 1999. E' la conferma che la domanda delle
imprese è sempre più indirizzata a livelli professionali alti, ma non
dirigenziali che sono invece in costante contrazione numerica.
Se consideriamo che le assunzioni hanno riguardato, sempre nel periodo
1992-1999, 16.717 nuovi lavoratori, possiamo affermare che il turn over
ha sfiorato il 50% del personale.
Purtroppo questo imponente svecchiamento degli organici è avvenuto senza
il necessario trasferimento di know how professionale tra le vecchie
e le nuove generazioni con grave nocumento della gestione assicurativa.
E naturalmente questa negativa circostanza assume maggiore rilievo quando
le figure più professionali, quali i Funzionari, non vengono adeguatamente
utilizzate, verso la fine della loro carriera, nella formazione delle
nuove leve.
- La qualità
del servizio, unico vero strumento per competere sul mercato libero
e concorrenziale, è sempre latitante. La formazione e l'aggiornamento
in via permanente sono tuttora attività occasionali. Già nel 1997 sostenevamo
che per raggiungere apprezzabili obiettivi di qualità occorrono meno
consulenti generici e più professionisti dell'assicurazione. Vista l'attuale
peggiorata situazione, rafforziamo la nostra convinzione in tal senso,
sperando che i management prendano coscienza che le scorciatoie dei
soliti noti consulenti non portano a risultati duraturi; rendono invece
vulnerabile e precaria la già scarsa cultura assicurativa in circolazione
in Italia, con grave pregiudizio dello sviluppo del settore nel contesto
europeo e mondiale che sempre più sarà il riferimento costante per la
nostra attività.
- Al riguardo,
vale la pena ricordare che nel 1999 la raccolta premi nel mondo
è stata di 2.324 miliardi di dollari USA, circa 5 milioni di miliardi
di lire italiane con una crescita del 4.5% al netto dell'inflazione.
L'Italia è al sesto posto nel mondo (dopo USA, Giappone, Gran Bretagna,
Germania e Francia) ma la sua raccolta premi è poco più della metà della
Francia. E infatti la spesa assicurativa pro-capite fa precipitare il
nostro Paese al 18° posto della classifica mondiale con 1.153 dollari
USA. Particolarmente bassa la spesa per i rami danni (495 dollari) nonostante
l'alta motorizzazione.
E' la conferma della grande potenzialità del mercato assicurativo italiano,
anche al di là del forte sviluppo del ramo vita già avviato e che continuerà
impetuoso con il decollo vero dei Fondi pensione. Per qualificare e
promuovere una efficace offerta nei rami danni occorrono tecnici professionalmente
adeguati. Purtroppo la politica delle imprese sulle riduzioni di organico
ha portato a risultati opposti.
inizio pagina
Come dicevo
in esordio, questi ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da numerosi
importanti eventi: ne cito alcuni.
- Il rinnovo
del C.C.N.L., stipulato il 18 dicembre 1999 dopo un anno e mezzo di
trattativa con l'ANIA. E' bene ricordare che nell'occasione è stata
presentata, per la prima volta, una piattaforma unitaria: le cinque
sigle sindacali con spirito costruttivo hanno superato vecchie divisioni
e si sono presentate all'ANIA effettivamente unite. Da qui è derivata
la forza di respingere al mittente il disegno di vanificare l'area contrattuale
e di consentire alle imprese di esternalizzare la gran parte delle attività
aziendali e conseguentemente di denunciare esuberi di personale.
Non solo, l'area contrattuale comprende ora le attività dei call center
(attività altamente standardizzate che necessitano di modeste conoscenze
assicurative) il che oggettivamente rafforza il concetto espresso dalla
normativa sull'area contrattuale. Le vere novità sono invece la disciplina
dei call center e l'introduzione dei lavori atipici derivanti dal cosiddetto
"pacchetto Treu".
Altro elemento importante del contratto è il protocollo per l'istituzione
di un Fondo esuberi da ristrutturazione per il quale peraltro è necessario
un ulteriore specifico accordo con l'ANIA. Al riguardo, vi sono due
inderogabili aspetti da concordare: la perequazione della misura dell'assegno
prepensionistico dei lavoratori con un reddito superiore a 65 milioni
annui (sia nei criteri di calcolo, sia considerando il netto da percepire)
e la questione della volontarietà dell'accesso al Fondo, che l'ANIA
vuole interpretare al contrario, in linea con la posizione ideologica
sempre professata, ma in contrasto con il protocollo sottoscritto con
le OO.SS.
Risulta paradossale che nel Fondo per le liquidazioni coatte (cioè per
aziende ormai defunte) è stata concordata la volontarietà, mentre per
le compagnie ricche e floride che vogliono soltanto dimagrire si vorrebbe
l'esodo coatto. Dobbiamo dire peraltro che le compagnie potenzialmente
più interessate non mostrano grande entusiasmo. Noi riteniamo che senza
una soluzione positiva dei due temi sopra citati non ci possa essere
accordo e quindi non ci resterà che continuare, in caso di necessità,
sulla strada già percorsa per numerose ristrutturazioni aziendali, una
strada che comunque ha tutelato sempre i lavoratori con esodi incentivati
volontari.
- Ci pare
giusto anche rammentare che un tema che nel nostro settore (così come
in tanti altri) era pressoché trascurato è stato posto all'attenzione
del contratto nazionale grazie al nostro impegno. Mi riferisco al mobbing
- di cui oggi per fortuna si parla più spesso - che è stato riconosciuto
pratica riprovevole da combattere. Certo la dichiarazione delle parti
inserita nel CCNL non risolve il problema, ma prenderne atto è il necessario
inizio di un iter che dovrà, anche contrattualmente, tutelare i lavoratori.
- Sull'esito
del rinnovo del CCNL, che tra l'altro è già in scadenza a fine anno,
vorrei ricordare che la gestione unitaria della trattativa è
stata molto positiva.
Nonostante la difficoltà della partita, nonostante problemi di leadership
in una organizzazione sindacale, nonostante l'atteggiamento particolarmente
oltranzista di una parte delle imprese, siamo giunti al traguardo salvaguardando
il patrimonio contrattuale in precedenza acquisito.
Occorre quindi riprendere rapidamente le fila per predisporre la nuova
piattaforma contrattuale, visti i tempi abbastanza vicini della scadenza.
E bisogna accelerare in modo deciso le trattative per i CIA più importanti
del settore.
- Numerose
vertenze aziendali, dalle più modeste a quelle più rilevanti e difficili,
sono state condotte a soluzioni positive. Tra queste appare opportuno
ricordarne due:
- quella
riguardante la Fondiaria (gestione Gavazzi) con la firma
dopo mesi di psicodramma di un protocollo nel dicembre 1997 e di
successivi altri accordi
- e
quella, recente, riguardante l'acquisizione del Gruppo INA da parte
delle Generali. L'operazione è, per dimensioni, la più grande
in assoluto realizzata in Italia nel settore e una delle più importanti
in Europa. 24 mila miliardi di lire per accorpare INA e Assitalia
non sono un impegno finanziario consueto. E 7000 dipendenti da organizzare
e governare rappresentano una nuova sfida per l'azienda e per il
Sindacato. L'accordo è stato siglato nel luglio 2000 e le note "canoniche"
garanzie sono state ottenute; ma i problemi di applicazione sono
molti e delicati anche in relazione alla circostanza che le Generali
hanno dato vita ad una teoria di nuove società (alcune di servizi,
altre di assicurazione) presso le quali sono stati finora distaccati
o trasferiti oltre duemila lavoratori. Da qui nascono divergenze
su applicazioni contrattuali per i nuovi assunti, da qui deriva
la necessità di giungere al più presto al rinnovo dei CIA delle
Generali e dell'INA-Assitalia al fine di tendere ad un CIA di gruppo
da realizzare alla prossima scadenza. Va da sé che l'eterogeneità
contrattuale nella stessa società non può reggere a lungo: le difficoltà
già notevoli insite in un'operazione del genere si trasformerebbero
in problemi ingestibili con gravi ripercussioni per tutti i lavoratori
e per la compagnia.
E sui
Gruppi occorrerà fare una riflessione comune perché la tendenza, avviata
dalle Generali, potrebbe fare da apripista nel settore. D'altra parte,
la concentrazione tra imprese continua e sempre più il comparto si
caratterizza in Gruppi (poco più di una decina) che tendono ad occupare
gran parte della raccolta premi e a lasciare qualche briciola a poche
compagnie di nicchia.
-
L'annoso
e doloroso problema della sistemazione dei lavoratori delle liquidazioni
coatte amministrative si sta avviando a soluzione. Dopo mesi di
trattative per concordare con l'ANIA un protocollo d'intesa, ove,
tra l'altro, è stata eliminata l'ingiusta penalizzazione riguardante
i funzionari che, in caso di ricollocazione, avrebbero perso il loro
status giuridico e normativo, finalmente è stato pubblicato sulla
G.U. l'atteso decreto ministeriale.
Le OO.SS. e l'ANIA hanno designato i propri rappresentanti nel Comitato
Amministratore dell'apposito Fondo presso l'INPS. Nello scorso mese
di aprile il ministro del lavoro ha firmato il decreto di nomina di
tale comitato e l'insediamento del Fondo. Speriamo che le ultime incombenze
burocratiche possano essere al più presto esaurite così da consentire
una prima parziale soluzione al problema, avviando anche la ricollocazione
di quei colleghi più giovani nell'ambito dell'accordo stipulato con
l'ANIA.
-
Sull'argomento
- ricorrente in questi ultimi anni - delle R.S.U., rileviamo che il
disegno di legge, già approdato alla discussione in aula alla Camera
dei deputati, si è arenato. Di fatto vi sono contrasti con la Confindustria,
ma anche contrasti tra le Confederazioni sindacali. Su un aspetto
noi rimaniamo critici: le RSU non possono soffocare la democrazia
all'interno degli organismi sindacali aziendali. Il nostro obiettivo
di mantenere le RSA per i funzionari e per i dirigenti dei settori
bancario e assicurativo era stato raggiunto, ma poi la programmata
abrogazione contrattuale della figura del funzionario di banca ha
reso più facile eliminare dal disegno di legge la nostra specificità
che era stata riconosciuta anche dal relatore on. Gasperoni. D'altra
parte le norme riservate ai quadri non garantirebbero un'effettiva
democrazia nelle RSU.
Ma, come ho detto, il progetto è fermo e probabilmente occorrerà ricominciare
da capo nella prossima legislatura.
-
Sui
permessi sindacali, la situazione attuale è la seguente: la
nostra causa contro l'atteggiamento antisindacale della Cigna (ora
Ace) nei confronti del nostro segretario provinciale di Milano si
trascina dall'aprile 1998. La vicenda, nelle sue varie tappe, è stata
seguita dal nostro periodico Notiziesnfia e quindi non è necessario
dilungarsi. Attualmente, è in preparazione il ricorso in Cassazione.
Dobbiamo soltanto aggiungere che purtroppo il clima aziendale alla
Ace (già difficile) è peggiorato notevolmente dopo che un ex sindacalista
è diventato capo del personale di quell'impresa.
Con il rinnovo dell'ultimo CCNL è stato firmato un protocollo che
prevede che il nuovo Accordo sui permessi sindacali (per il quale
registriamo già un grave ritardo da parte dell'ANIA) vedrà tra i firmatari
anche lo SNFIA. Speriamo che l'ANIA voglia affrontare con serietà
e pragmatismo la delicata materia che per tutte le OO.SS. rappresenta
la vera cartina di tornasole sulle intenzioni della parte datoriale
di impostare seriamente le relazioni industriali. In ogni caso riteniamo
opportuno affermare qui che tentativi dell'ANIA di penalizzare le
OO.SS. - o peggio di dividerle su un argomento così delicato - saranno
respinti con grande fermezza.
- Sul
mobbing desidero brevemente ritornare: noi per primi qualche anno fa
abbiamo sollevato il problema nel nostro settore e, proprio perché riteniamo
che sia un tema serio, gli abbiamo dedicato numerosi articoli su Notiziesnfia
e un'apposita ampia sezione del nostro sito internet.
I casi di mobbing segnalati vengono presi in carico ed esaminati preliminarmente
da un nostro dirigente dedicato alla materia ed eventualmente indirizzati
ad un legale e ad una psicologa-psicoterapeuta di cui ci siamo garantiti
la consulenza.
E' una iniziativa molto apprezzata dai colleghi non perché si sentano
tutti mobbizzati, ma perché ritengono che sia un ottimo deterrente contro
i tentativi più o meno manifesti di qualche impresa mal gestita. Diciamo
mal gestita perché è stato dimostrato che il mobbing fa male anche alle
aziende. Comunque, dopo la dequalificazione strisciante è facile - se
non ci sono le giuste difese - varcare la soglia del bossing e poi quella
del mobbing. L'impegno del Sindacato Funzionari è quello di vigilare
perché ciò non avvenga.
inizio pagina
Cosa ci riserva
il futuro nel settore assicurativo? Il tema del nostro Congresso recita:
"Funzionari, stimolo costante nelle imprese di assicurazione per far
crescere la qualità del servizio nel segno dell'alta professionalità."
Di fatto è una conferma del ruolo del Funzionario, ma è anche una
necessità inderogabile per la buona salute delle imprese. Noi abbiamo
sempre ritenuto che il Sindacato, per tutelare al meglio i propri rappresentati,
deve essere molto sensibile alla salute delle aziende e quindi deve chiaramente
denunciare errori gestionali che possano pregiudicare lo sviluppo o, peggio,
portare l'impresa al deperimento.
In questa linea i Funzionari da sempre - ma oggi con maggiore forza dati
i tempi - esercitano un costante stimolo nelle compagnie per migliorare
la qualità del servizio. Queste tre paroline - qualità del servizio
- non sono uno slogan, sono un complesso ed articolato metodo di gestire
l'azienda che merita grande considerazione e che, se attuato correttamente,
può garantire il successo aziendale e quindi grandi soddisfazioni per
l'azionariato, per il top management e per tutti i collaboratori.
Oggi, purtroppo, le nostre compagnie sono ancora sotto gli effetti dell'anestesia
procurata dai "grandi consulenti". Funzionali a taluni top manager che
di assicurazione masticano poco e che paradossalmente vogliono per sé
"tutto e subito" come qualcuno su altre sponde predicava negli Anni '70.
In virtù di tale aspirazione essi si preoccupano di presentare agli azionisti
bilanci accattivanti attraverso un irrazionale abbattimento dei costi
per il personale. Ridurre gli organici comunque, al di là di ogni valutazione
di servizio all'utenza, è il comandamento più facile da seguire. In effetti,
il giochino del "tutto e subito" prevede un periodo piuttosto breve (tre-quattro
anni) durante il quale è facile presentare bilanci brillanti, impostare
una bella stock-option per il top management e trascurare il servizio
all'utenza e la necessaria "assicurativa" prudenza nel calcolo delle riserve.
Ma il mondo globale gira vorticosamente e il top manager ha già lasciato
quell'azienda ed è approdato in un'altra con retribuzione più alta, pronto
a ripetere l'operazione.
Noi Funzionari non possiamo che censurare decisamente questa crescente
mentalità manageriale che nel nostro settore - fisiologicamente vocato
ai tempi lunghi e alla cautela - può soltanto creare danni.
Chi si ricorda più della motivazione del personale e dell'orgoglio
di appartenenza?
Forse sono concetti ritenuti superati dalle ricette dei guru della consulenza,
ma in un settore che vede al centro dell'attività il lavoratore professionale,
unico vero fattore della produzione, occorre porre grande attenzione a
questa inderogabile risorsa.
E' per questo che la motivazione è ancora un fattore di successo aziendale,
è per questo che l'orgoglio di appartenenza può far raggiungere traguardi
impensati. I Funzionari sono consapevoli di rappresentare la spina dorsale
delle compagnie di assicurazione. Proprio per questo continueranno a lavorare
per far crescere nel settore una sana cultura assicurativa e per "ricostruire"
dall'interno un mondo assicurativo migliore. Che sia tecnologicamente
aggiornato, che sia costantemente in sintonia con le esigenze del mercato,
che sia al servizio dell'utenza. Che sia, in sintesi, la riscoperta della
tecnica assicurativa e della vera professionalità, che sia strumento di
stabilità nell'economia nazionale, che sia - consentitemi- giusta gratificazione
per i Funzionari.
In questo contesto certamente impegnativo, il Sindacato si appresta a
presentare nei termini contrattuali la piattaforma per il rinnovo del
CCNL in scadenza a fine anno.
Le OO.SS., come già detto in precedenza, hanno fatto un buon gioco di
squadra nell'ultima tornata. Il nostro auspicio, anche se al momento sono
cambiati quattro protagonisti su cinque, è che si ripeta l'operazione
e anzi si consolidi un approccio unitario di fronte a questioni sempre
più impegnative. Devo dire peraltro che le prospettive sono positive.
E per cominciare, noi abbiamo proposto che le Segreterie Nazionali coordinino
l'attività dei componenti italiani dei CAE, al fine di monitorare in presa
diretta ciò che avviene in Europa nelle grandi compagnie, quelle cioè
che fanno tendenza.
E più in generale occorre mantenere un livello alto e tempestivo di conoscenza
della realtà dei vari Paesi europei in materia di lavoro, tenuto conto
di un trend negativo del tasso di sindacalizzazione che attraversa tutta
l'Europa, circostanza questa che potrebbe favorire "fughe in avanti" da
parte del legislatore comunitario. Per notizia, diremo che da una elaborazione
della Fondazione Rodolfo De Benedetti su dati Eurostat, l'Irlanda registra
oggi un tasso di sindacalizzazione del 50% (nel 1980 era il 64%); la Germania
del 28% (35% nel 1980); l'Olanda del 27% (36% nel 1980); la Francia del
10% (22% nel 1980); l'Italia infine si attesta al 39% (era al 50% nel
1980).
Quale sarà il ruolo dell'ANIA per il prossimo rinnovo contrattuale?
Forse è prematuro dire qualcosa in merito, ma vale la pena dare conto
di alcune osservazioni: oggi l'associazione delle imprese è, per quanto
riguarda l'area sindacale, sotto organico e questo ha già comportato parecchi
ritardi in alcuni importanti adempimenti del CCNL 1999 che riteniamo non
più differibili. Non vorrei che ci fosse un disegno occulto di depotenziare
il nostro interlocutore di settore per depotenziare il contratto nazionale.
Come l'esperienza ci insegna, l'ANIA subisce il fascino dell'associazione
bancaria per taluni istituti (Fondo esuberi, banca ore ad esempio), ma
soprattutto quello di Confindustria per le battaglie ideologiche: flessibilità,
cioè libertà di licenziare senza giusto motivo; contestazione dei due
livelli contrattuali: quello nazionale e quello aziendale.
Recentemente in una riunione della Confindustria a porte chiuse, un noto
docente di diritto del lavoro ha fatto una ricognizione in Europa di tutte
le possibili flessibilità. Da ogni Paese ha stralciato il "meglio" per
la parte datoriale, trascurando sistematicamente il "meglio" per i lavoratori.
E' uscita così la ricetta confindustriale per diventare più competitivi.
Non vorremmo che altri settori - quale il nostro - con problematiche completamente
differenti si invaghissero delle ricette facili.
Purtroppo si è verificato più volte in passato che l'ansia dell'ANIA di
ottenere vantaggi politicamente visibili ma scarsamente utilizzabili nelle
aziende ha creato nel nostro settore soltanto problemi.
Certamente, visti i noti "ultras" che hanno mal digerito l'ultimo contratto,
l'ANIA sarà tentata di ritornare alla carica dell'area contrattuale.
Se così sarà, la coesione del Sindacato ci aiuterà a respingere
per un'altra volta un progetto deleterio che porterebbe soltanto all'autodispersione
del comparto nei suoi valori fondanti: know how, professionalità, fidelizzazione,
risultati certi. A volte viene il dubbio che i fautori di tale soluzione
siano esterni al settore con intenti di colonizzazione!
Ma, prima del prossimo contratto nazionale dovremo stipulare con l'ANIA
l'Accordo sui contributi sindacali - che al momento formalmente non esiste
- e l'Accordo sulle agibilità sindacali.
In ogni caso, riteniamo opportuno incalzare l'ANIA su tutte le questioni
aperte perché già in passato abbiamo subìto gravi ritardi nelle procedure
dei rinnovi contrattuali a causa di carenze "logistiche" nell'area sindacale
dell'Associazione.
inizio pagina
In conclusione,
diremo che l'attività del nostro Sindacato è stata efficace e puntuale
nella difesa della categoria e dei singoli nostri iscritti in un periodo
di turbolenza mai vista in passato. La nostra costante e attiva presenza
è stata molto apprezzata dai nostri colleghi e, non a caso, continuiamo
a raccogliere adesioni e a rafforzare la struttura dell'Organizzazione.
Al riguardo, il recente acquisto degli uffici della nostra sede - attingendo
esclusivamente alle proprie risorse finanziarie - è la riprova della solidità
del Sindacato Funzionari.
Dobbiamo pertanto proseguire sulla strada del rinnovamento e del coinvolgimento
di tutti i Funzionari e quadri nella vita del Sindacato per renderlo sempre
più funzionale alle esigenze della categoria.
E' questo l'impegno inderogabile per il prossimo futuro che le strutture
sindacali che usciranno da questo Congresso dovranno assumersi nel segno
di un più forte impegno nell'affrontare le nuove insidie che si presentano
all'orizzonte assicurativo.
Soltanto con la partecipazione di tutti si potrà vincere la sfida del
cambiamento continuo, che deve prevedere una sana crescita aziendale e
il giusto riconoscimento del determinante ruolo dei Funzionari.
Occorre un salto di qualità da parte di chi governa le imprese: meno schemi
vecchi e obsoleti di contrapposizione, più coinvolgimento di chi contribuisce
alle fortune delle aziende. E' il passaggio obbligato per il nostro settore
se vuole veramente conquistarsi un posto di riguardo nell'economia europea
e mondiale.
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