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VII CONGRESSO NAZIONALE
Relazione di Afro Formica Segretario Generale SNFIA Pesaro, 9.10.11 maggio 2001


"Funzionari, stimolo costante
nelle imprese di assicurazione
per far crescere la qualità del servizio
nel segno dell'alta professionalità"


Rivolgo il più cordiale benvenuto del Sindacato Funzionari agli ospiti che hanno accolto il nostro invito.

Un saluto affettuoso va inoltre a tutti i delegati che, insieme ai segretari regionali e provinciali e ai consiglieri nazionali uscenti, saranno i protagonisti del nostro VII Congresso Nazionale.

Non sembra vero, ma sono ormai passati quattro anni dal nostro Congresso di Perugia, quello della svolta, quattro anni tumultuosi che hanno visto il Sindacato in prima linea per difendere i lavoratori, la loro dignità e la loro professionalità dagli attacchi sempre più forti delle imprese e della loro associazione. Quattro anni intensi di impegno per affrontare i rilevanti cambiamenti del settore e mantenere nel contempo la garanzia del posto di lavoro per tutti i lavoratori.

Ma prima di entrare nel merito, desidero delineare lo scenario del nostro comparto nelle sue varie articolazioni.

  • Nel 1999 i premi complessivi del lavoro diretto italiano raccolti dalle imprese con sede in Italia sono stati pari a circa 120 mila miliardi di lire (+ 21,3% sull'anno precedente).
    Nel 2000 la stima è pari a 131 mila miliardi di lire (+ 9,3%).
    Nel 1997 i premi furono oltre 81 mila miliardi. La crescita nei quattro anni considerati è del 60,9%.

    Nel ramo vita (lavoro diretto italiano) il trend di crescita è stato tumultuoso:
    1997 -> 36.985 miliardi
    1998 -> 51.277 miliardi
    1999 ->68.925 miliardi
    2000 -> 76.936 miliardi (dati provvisori)
    La crescita nel quadriennio è del 108%.

    Nei rami danni, la crescita è stata più contenuta ma sempre apprezzabile:

    1997 -> 44.450 miliardi
    1998 -> 47.440 miliardi
    1999 -> 50.820 miliardi
    2000 -> 53.996 miliardi (dati provvisori)
    Nel quadriennio + 21,5%.
  • L'incidenza sul PIL dovrebbe raggiungere nel 2000 il 5,8%. Nel 1997 era del 4,2%, nel 1998 del 4,8%, nel 1999 del 5,6%.
  • Il costo complessivo del personale amministrativo nel 1999 è stato di 3.557 miliardi (+0,8%) sul 1998, contro un aumento dei premi pari al 21,3%.
  • I premi per addetto che nel 1995 erano di 1.350 milioni sono stimabili per il 2000 in oltre 3.000 milioni.
  • L'esercizio 1999 si è chiuso con un utile netto di 2.871 miliardi contro 2.288 dell'esercizio precedente.
  • A fronte delle passività (capitale sociale e riserve patrimoniali, riserve tecniche, fondi di accantonamento e debiti verso riassicuratori) i bilanci delle imprese registrano investimenti per 405.536 miliardi (+ 21,3%) e crediti per 30.396 miliardi (+ 5%).
  • Come abbiamo visto - e la conferma per noi è quotidiana - le imprese assicuratrici godono di ottima salute. E le recenti assemblee degli azionisti hanno ampiamente confermato tale stato di grazia. Ovviamente i problemi, nel segno della crescita, non mancano.

    Mentre il ramo vita prosegue nella sua straordinaria espansione - e il vero decollo dei Fondi pensione rappresenterà nuovo propellente per il settore - alcuni temi strategici, nell'ambito dei rami danni, restano al palo.
  • Il presidente dell'ANIA ha, negli scorsi anni, lanciato messaggi chiarissimi sull'assicurazione malattie, sulla long term care, sull'assicurazione delle calamità naturali, sulla privatizzazione dell'INAIL (che invece si è rafforzato con l'assicurazione obbligatoria delle casalinghe), sulla fiscalità dei premi.

    Purtroppo, dobbiamo costatare che il settore non è riuscito a raggiungere gli obiettivi prospettati dal dott. Desiata: certamente vi sono stati ostacoli di comunicazione con il mondo politico ove era necessario un provvedimento legislativo (come nel caso delle calamità naturali), ma è altrettanto vero che l'associazione e le imprese non hanno saputo seguire operativamente le linee innovative, chiare e forti, che il loro vertice aveva suggerito.

    E' un'occasione mancata, almeno per ora, ma forse dà un segnale preoccupante sulla qualità professionale di talune alte sfere manageriali. E l'ipotesi verrebbe confermata anche da un'altra importante questione ormai costantemente all'ordine del giorno dell'opinione pubblica. Mi riferisco all'assicurazione obbligatoria R.C. Auto che dal marzo 2000, data in cui fu decretato il blocco tariffario per un anno, rappresenta il problema del nostro settore: non soltanto perché produce perdite nei bilanci, ma perché "innervosisce" praticamente l'intera platea degli assicurati, con evidenti riflessi negativi su tutti gli altri rami e sull'immagine complessiva dell'assicurazione, già abbastanza appannata.

    Fin dall'inizio, noi abbiamo ritenuto illegittimo il decreto di blocco emanato dal Governo in relazione a quanto disposto dalla normativa comunitaria in tema di liberalizzazione delle tariffe. E in effetti, la procedura di infrazione avviata dall'Unione Europea conferma tale assunto.

    Tuttavia, e l'abbiamo anche scritto più volte sul nostro periodico, le imprese hanno fatto di tutto per meritarsi il blocco tariffario. Da diversi anni il Sindacato Funzionari denuncia, in varie sedi, le disfunzioni e gli errori di metodo introdotti da parecchie compagnie nella fase più delicata dell'intero processo di gestione della R.C. Auto: la liquidazione sinistri. E' vero che i danni alla persona e più precisamente le micro-invalidità hanno determinato una situazione anomala, soprattutto per le numerose categorie di danno (fino a quello esistenziale) accordate dai giudici, ma è altrettanto vero che negli ultimi cinque-sei anni è stata in gran parte smantellata una rete liquidativa professionale per seguire i suggerimenti dei "consulenti" che ovviamente predicavano (e in qualche caso predicano ancora) il taglio del personale senza valutare le effettive conseguenze sulla gestione dell'attività assicurativa.

    Nel frattempo è stata varata la nuova legge sul danno biologico per le micro-permanenti. Anche se non piace del tutto all'ANIA è comunque un piccolo passo avanti per tentare di mettere ordine in una materia che è diventata scottante (soprattutto per la dimensione assunta) anche per effetto di gravi errori gestionali dei sinistri da parte delle imprese.

    Sui danni alle cose, addirittura si è introdotta, in relazione all'importo richiesto, la liquidazione previa presentazione della fattura senza neppure visionare il mezzo danneggiato e si è dato spazio largamente e impropriamente all'attività liquidatoria da parte dei periti con risultati purtroppo molto negativi. Se da un lato si può ipotizzare un modesto risparmio sui costi di liquidazione di questi danni, dall'altro è esploso il costo complessivo del sinistro per motivi ovvi che ogni addetto ai lavori capisce benissimo. Il risultato è la cosiddetta "spirale perversa" da noi dettagliatamente descritta in un articolo su Notiziesnfia del gennaio-marzo 1999. Per memoria, ricordiamo che nel 1999 l'onere per i sinistri R.C. Auto è ammontato a 25.302 miliardi, di cui il 46,5% per i danni a cose e il 53,5% per i danni a persone.

    Sull'assicurazione R.C. Auto che, al di là del peso sul settore (circa 28 mila miliardi di premi), coinvolge come abbiamo già detto la totalità dell'utenza assicurativa, il Governo - bisogna riconoscerlo - è stato anche promotore di un tavolo concertativo che ha visto ISVAP, ANIA e Associazioni dei consumatori confrontarsi e produrre poi il noto protocollo 25 ottobre 2000.

    Successivamente anche le OO.SS. di settore ed altre associazioni sono state interessate e parzialmente coinvolte. Per quanto riguarda specificamente il Sindacato Funzionari, abbiamo presentato alle istituzioni interessate una proposta di riforma strutturale della R.C. Auto che mira a personalizzare effettivamente il rischio, a separare la mutualità ordinaria da quella aggravata (con la costituzione di una "bad company"), a incentivare la prevenzione e la sicurezza stradale collegando anche la patente a punti alla tariffazione del rischio. Naturalmente, premessa indispensabile, senza necessità di interventi legislativi, è la revisione profonda del processo di liquidazione dei sinistri recuperando professionalità e sana tecnica assicurativa. Dopo il bailamme seguito allo scadere del blocco tariffario, la Segreteria Nazionale a metà aprile ha diramato un circostanziato e severo comunicato per far giustizia della demagogia e della incompetenza imperante sui media. Sono state così poste in evidenza: la sconsiderata politica delle imprese di tagliare il personale con effetti deleteri sulla liquidazione dei sinistri; l'insufficienza dell'intervento ANIA al tavolo ministeriale insieme con le associazioni dei consumatori; le carenze dell'ISVAP che non ha vigilato efficacemente sulla liquidazione dei sinistri; l'avidità dello Stato che incassa il 12,50% dei premi come imposta e il 10,50% come contributo sanitario. Senza contare il 4% destinato al Fondo di garanzia per le vittime della strada.
  • Per completare la panoramica sul settore assicurativo ci pare utile dare uno sguardo alla evoluzione numerica del personale in servizio presso le compagnie di assicurazione. Nel 1999 (ultima evidenza dell'ANIA) i lavoratori amministrativi erano 36.433 con una diminuzione rispetto al picco del 1992 di ben 5.192 unità (-12,5%).

    Per i Funzionari, l'evoluzione numerica è stata diversa: nel 1992 erano 5.294 di cui 373 donne; nel 1999 erano 5.535 (+4,6%) di cui 618 donne (+65%). Sul totale degli amministrativi i Funzionari sono passati dal 12,7% del 1992 al 15,2 del 1999. E' la conferma che la domanda delle imprese è sempre più indirizzata a livelli professionali alti, ma non dirigenziali che sono invece in costante contrazione numerica.

    Se consideriamo che le assunzioni hanno riguardato, sempre nel periodo 1992-1999, 16.717 nuovi lavoratori, possiamo affermare che il turn over ha sfiorato il 50% del personale.
    Purtroppo questo imponente svecchiamento degli organici è avvenuto senza il necessario trasferimento di know how professionale tra le vecchie e le nuove generazioni con grave nocumento della gestione assicurativa. E naturalmente questa negativa circostanza assume maggiore rilievo quando le figure più professionali, quali i Funzionari, non vengono adeguatamente utilizzate, verso la fine della loro carriera, nella formazione delle nuove leve.
  • La qualità del servizio, unico vero strumento per competere sul mercato libero e concorrenziale, è sempre latitante. La formazione e l'aggiornamento in via permanente sono tuttora attività occasionali. Già nel 1997 sostenevamo che per raggiungere apprezzabili obiettivi di qualità occorrono meno consulenti generici e più professionisti dell'assicurazione. Vista l'attuale peggiorata situazione, rafforziamo la nostra convinzione in tal senso, sperando che i management prendano coscienza che le scorciatoie dei soliti noti consulenti non portano a risultati duraturi; rendono invece vulnerabile e precaria la già scarsa cultura assicurativa in circolazione in Italia, con grave pregiudizio dello sviluppo del settore nel contesto europeo e mondiale che sempre più sarà il riferimento costante per la nostra attività.
  • Al riguardo, vale la pena ricordare che nel 1999 la raccolta premi nel mondo è stata di 2.324 miliardi di dollari USA, circa 5 milioni di miliardi di lire italiane con una crescita del 4.5% al netto dell'inflazione.

    L'Italia è al sesto posto nel mondo (dopo USA, Giappone, Gran Bretagna, Germania e Francia) ma la sua raccolta premi è poco più della metà della Francia. E infatti la spesa assicurativa pro-capite fa precipitare il nostro Paese al 18° posto della classifica mondiale con 1.153 dollari USA. Particolarmente bassa la spesa per i rami danni (495 dollari) nonostante l'alta motorizzazione.

    E' la conferma della grande potenzialità del mercato assicurativo italiano, anche al di là del forte sviluppo del ramo vita già avviato e che continuerà impetuoso con il decollo vero dei Fondi pensione. Per qualificare e promuovere una efficace offerta nei rami danni occorrono tecnici professionalmente adeguati. Purtroppo la politica delle imprese sulle riduzioni di organico ha portato a risultati opposti.

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Come dicevo in esordio, questi ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da numerosi importanti eventi: ne cito alcuni.

  • Il rinnovo del C.C.N.L., stipulato il 18 dicembre 1999 dopo un anno e mezzo di trattativa con l'ANIA. E' bene ricordare che nell'occasione è stata presentata, per la prima volta, una piattaforma unitaria: le cinque sigle sindacali con spirito costruttivo hanno superato vecchie divisioni e si sono presentate all'ANIA effettivamente unite. Da qui è derivata la forza di respingere al mittente il disegno di vanificare l'area contrattuale e di consentire alle imprese di esternalizzare la gran parte delle attività aziendali e conseguentemente di denunciare esuberi di personale.

    Non solo, l'area contrattuale comprende ora le attività dei call center (attività altamente standardizzate che necessitano di modeste conoscenze assicurative) il che oggettivamente rafforza il concetto espresso dalla normativa sull'area contrattuale. Le vere novità sono invece la disciplina dei call center e l'introduzione dei lavori atipici derivanti dal cosiddetto "pacchetto Treu".

    Altro elemento importante del contratto è il protocollo per l'istituzione di un Fondo esuberi da ristrutturazione per il quale peraltro è necessario un ulteriore specifico accordo con l'ANIA. Al riguardo, vi sono due inderogabili aspetti da concordare: la perequazione della misura dell'assegno prepensionistico dei lavoratori con un reddito superiore a 65 milioni annui (sia nei criteri di calcolo, sia considerando il netto da percepire) e la questione della volontarietà dell'accesso al Fondo, che l'ANIA vuole interpretare al contrario, in linea con la posizione ideologica sempre professata, ma in contrasto con il protocollo sottoscritto con le OO.SS.

    Risulta paradossale che nel Fondo per le liquidazioni coatte (cioè per aziende ormai defunte) è stata concordata la volontarietà, mentre per le compagnie ricche e floride che vogliono soltanto dimagrire si vorrebbe l'esodo coatto. Dobbiamo dire peraltro che le compagnie potenzialmente più interessate non mostrano grande entusiasmo. Noi riteniamo che senza una soluzione positiva dei due temi sopra citati non ci possa essere accordo e quindi non ci resterà che continuare, in caso di necessità, sulla strada già percorsa per numerose ristrutturazioni aziendali, una strada che comunque ha tutelato sempre i lavoratori con esodi incentivati volontari.
  • Ci pare giusto anche rammentare che un tema che nel nostro settore (così come in tanti altri) era pressoché trascurato è stato posto all'attenzione del contratto nazionale grazie al nostro impegno. Mi riferisco al mobbing - di cui oggi per fortuna si parla più spesso - che è stato riconosciuto pratica riprovevole da combattere. Certo la dichiarazione delle parti inserita nel CCNL non risolve il problema, ma prenderne atto è il necessario inizio di un iter che dovrà, anche contrattualmente, tutelare i lavoratori.
  • Sull'esito del rinnovo del CCNL, che tra l'altro è già in scadenza a fine anno, vorrei ricordare che la gestione unitaria della trattativa è stata molto positiva.

    Nonostante la difficoltà della partita, nonostante problemi di leadership in una organizzazione sindacale, nonostante l'atteggiamento particolarmente oltranzista di una parte delle imprese, siamo giunti al traguardo salvaguardando il patrimonio contrattuale in precedenza acquisito.

    Occorre quindi riprendere rapidamente le fila per predisporre la nuova piattaforma contrattuale, visti i tempi abbastanza vicini della scadenza. E bisogna accelerare in modo deciso le trattative per i CIA più importanti del settore.

  • Numerose vertenze aziendali, dalle più modeste a quelle più rilevanti e difficili, sono state condotte a soluzioni positive. Tra queste appare opportuno ricordarne due:
    • quella riguardante la Fondiaria (gestione Gavazzi) con la firma dopo mesi di psicodramma di un protocollo nel dicembre 1997 e di successivi altri accordi
    • e quella, recente, riguardante l'acquisizione del Gruppo INA da parte delle Generali. L'operazione è, per dimensioni, la più grande in assoluto realizzata in Italia nel settore e una delle più importanti in Europa. 24 mila miliardi di lire per accorpare INA e Assitalia non sono un impegno finanziario consueto. E 7000 dipendenti da organizzare e governare rappresentano una nuova sfida per l'azienda e per il Sindacato. L'accordo è stato siglato nel luglio 2000 e le note "canoniche" garanzie sono state ottenute; ma i problemi di applicazione sono molti e delicati anche in relazione alla circostanza che le Generali hanno dato vita ad una teoria di nuove società (alcune di servizi, altre di assicurazione) presso le quali sono stati finora distaccati o trasferiti oltre duemila lavoratori. Da qui nascono divergenze su applicazioni contrattuali per i nuovi assunti, da qui deriva la necessità di giungere al più presto al rinnovo dei CIA delle Generali e dell'INA-Assitalia al fine di tendere ad un CIA di gruppo da realizzare alla prossima scadenza. Va da sé che l'eterogeneità contrattuale nella stessa società non può reggere a lungo: le difficoltà già notevoli insite in un'operazione del genere si trasformerebbero in problemi ingestibili con gravi ripercussioni per tutti i lavoratori e per la compagnia.

    E sui Gruppi occorrerà fare una riflessione comune perché la tendenza, avviata dalle Generali, potrebbe fare da apripista nel settore. D'altra parte, la concentrazione tra imprese continua e sempre più il comparto si caratterizza in Gruppi (poco più di una decina) che tendono ad occupare gran parte della raccolta premi e a lasciare qualche briciola a poche compagnie di nicchia.

  • L'annoso e doloroso problema della sistemazione dei lavoratori delle liquidazioni coatte amministrative si sta avviando a soluzione. Dopo mesi di trattative per concordare con l'ANIA un protocollo d'intesa, ove, tra l'altro, è stata eliminata l'ingiusta penalizzazione riguardante i funzionari che, in caso di ricollocazione, avrebbero perso il loro status giuridico e normativo, finalmente è stato pubblicato sulla G.U. l'atteso decreto ministeriale.

    Le OO.SS. e l'ANIA hanno designato i propri rappresentanti nel Comitato Amministratore dell'apposito Fondo presso l'INPS. Nello scorso mese di aprile il ministro del lavoro ha firmato il decreto di nomina di tale comitato e l'insediamento del Fondo. Speriamo che le ultime incombenze burocratiche possano essere al più presto esaurite così da consentire una prima parziale soluzione al problema, avviando anche la ricollocazione di quei colleghi più giovani nell'ambito dell'accordo stipulato con l'ANIA.

  • Sull'argomento - ricorrente in questi ultimi anni - delle R.S.U., rileviamo che il disegno di legge, già approdato alla discussione in aula alla Camera dei deputati, si è arenato. Di fatto vi sono contrasti con la Confindustria, ma anche contrasti tra le Confederazioni sindacali. Su un aspetto noi rimaniamo critici: le RSU non possono soffocare la democrazia all'interno degli organismi sindacali aziendali. Il nostro obiettivo di mantenere le RSA per i funzionari e per i dirigenti dei settori bancario e assicurativo era stato raggiunto, ma poi la programmata abrogazione contrattuale della figura del funzionario di banca ha reso più facile eliminare dal disegno di legge la nostra specificità che era stata riconosciuta anche dal relatore on. Gasperoni. D'altra parte le norme riservate ai quadri non garantirebbero un'effettiva democrazia nelle RSU.

    Ma, come ho detto, il progetto è fermo e probabilmente occorrerà ricominciare da capo nella prossima legislatura.

  • Sui permessi sindacali, la situazione attuale è la seguente: la nostra causa contro l'atteggiamento antisindacale della Cigna (ora Ace) nei confronti del nostro segretario provinciale di Milano si trascina dall'aprile 1998. La vicenda, nelle sue varie tappe, è stata seguita dal nostro periodico Notiziesnfia e quindi non è necessario dilungarsi. Attualmente, è in preparazione il ricorso in Cassazione. Dobbiamo soltanto aggiungere che purtroppo il clima aziendale alla Ace (già difficile) è peggiorato notevolmente dopo che un ex sindacalista è diventato capo del personale di quell'impresa.

    Con il rinnovo dell'ultimo CCNL è stato firmato un protocollo che prevede che il nuovo Accordo sui permessi sindacali (per il quale registriamo già un grave ritardo da parte dell'ANIA) vedrà tra i firmatari anche lo SNFIA. Speriamo che l'ANIA voglia affrontare con serietà e pragmatismo la delicata materia che per tutte le OO.SS. rappresenta la vera cartina di tornasole sulle intenzioni della parte datoriale di impostare seriamente le relazioni industriali. In ogni caso riteniamo opportuno affermare qui che tentativi dell'ANIA di penalizzare le OO.SS. - o peggio di dividerle su un argomento così delicato - saranno respinti con grande fermezza.

  • Sul mobbing desidero brevemente ritornare: noi per primi qualche anno fa abbiamo sollevato il problema nel nostro settore e, proprio perché riteniamo che sia un tema serio, gli abbiamo dedicato numerosi articoli su Notiziesnfia e un'apposita ampia sezione del nostro sito internet.

    I casi di mobbing segnalati vengono presi in carico ed esaminati preliminarmente da un nostro dirigente dedicato alla materia ed eventualmente indirizzati ad un legale e ad una psicologa-psicoterapeuta di cui ci siamo garantiti la consulenza.

    E' una iniziativa molto apprezzata dai colleghi non perché si sentano tutti mobbizzati, ma perché ritengono che sia un ottimo deterrente contro i tentativi più o meno manifesti di qualche impresa mal gestita. Diciamo mal gestita perché è stato dimostrato che il mobbing fa male anche alle aziende. Comunque, dopo la dequalificazione strisciante è facile - se non ci sono le giuste difese - varcare la soglia del bossing e poi quella del mobbing. L'impegno del Sindacato Funzionari è quello di vigilare perché ciò non avvenga.

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Cosa ci riserva il futuro nel settore assicurativo? Il tema del nostro Congresso recita: "Funzionari, stimolo costante nelle imprese di assicurazione per far crescere la qualità del servizio nel segno dell'alta professionalità."

Di fatto è una conferma del ruolo del Funzionario, ma è anche una necessità inderogabile per la buona salute delle imprese. Noi abbiamo sempre ritenuto che il Sindacato, per tutelare al meglio i propri rappresentati, deve essere molto sensibile alla salute delle aziende e quindi deve chiaramente denunciare errori gestionali che possano pregiudicare lo sviluppo o, peggio, portare l'impresa al deperimento.

In questa linea i Funzionari da sempre - ma oggi con maggiore forza dati i tempi - esercitano un costante stimolo nelle compagnie per migliorare la qualità del servizio. Queste tre paroline - qualità del servizio - non sono uno slogan, sono un complesso ed articolato metodo di gestire l'azienda che merita grande considerazione e che, se attuato correttamente, può garantire il successo aziendale e quindi grandi soddisfazioni per l'azionariato, per il top management e per tutti i collaboratori.

Oggi, purtroppo, le nostre compagnie sono ancora sotto gli effetti dell'anestesia procurata dai "grandi consulenti". Funzionali a taluni top manager che di assicurazione masticano poco e che paradossalmente vogliono per sé "tutto e subito" come qualcuno su altre sponde predicava negli Anni '70. In virtù di tale aspirazione essi si preoccupano di presentare agli azionisti bilanci accattivanti attraverso un irrazionale abbattimento dei costi per il personale. Ridurre gli organici comunque, al di là di ogni valutazione di servizio all'utenza, è il comandamento più facile da seguire. In effetti, il giochino del "tutto e subito" prevede un periodo piuttosto breve (tre-quattro anni) durante il quale è facile presentare bilanci brillanti, impostare una bella stock-option per il top management e trascurare il servizio all'utenza e la necessaria "assicurativa" prudenza nel calcolo delle riserve. Ma il mondo globale gira vorticosamente e il top manager ha già lasciato quell'azienda ed è approdato in un'altra con retribuzione più alta, pronto a ripetere l'operazione.

Noi Funzionari non possiamo che censurare decisamente questa crescente mentalità manageriale che nel nostro settore - fisiologicamente vocato ai tempi lunghi e alla cautela - può soltanto creare danni.

Chi si ricorda più della motivazione del personale e dell'orgoglio di appartenenza?

Forse sono concetti ritenuti superati dalle ricette dei guru della consulenza, ma in un settore che vede al centro dell'attività il lavoratore professionale, unico vero fattore della produzione, occorre porre grande attenzione a questa inderogabile risorsa.

E' per questo che la motivazione è ancora un fattore di successo aziendale, è per questo che l'orgoglio di appartenenza può far raggiungere traguardi impensati. I Funzionari sono consapevoli di rappresentare la spina dorsale delle compagnie di assicurazione. Proprio per questo continueranno a lavorare per far crescere nel settore una sana cultura assicurativa e per "ricostruire" dall'interno un mondo assicurativo migliore. Che sia tecnologicamente aggiornato, che sia costantemente in sintonia con le esigenze del mercato, che sia al servizio dell'utenza. Che sia, in sintesi, la riscoperta della tecnica assicurativa e della vera professionalità, che sia strumento di stabilità nell'economia nazionale, che sia - consentitemi- giusta gratificazione per i Funzionari.

In questo contesto certamente impegnativo, il Sindacato si appresta a presentare nei termini contrattuali la piattaforma per il rinnovo del CCNL in scadenza a fine anno.

Le OO.SS., come già detto in precedenza, hanno fatto un buon gioco di squadra nell'ultima tornata. Il nostro auspicio, anche se al momento sono cambiati quattro protagonisti su cinque, è che si ripeta l'operazione e anzi si consolidi un approccio unitario di fronte a questioni sempre più impegnative. Devo dire peraltro che le prospettive sono positive. E per cominciare, noi abbiamo proposto che le Segreterie Nazionali coordinino l'attività dei componenti italiani dei CAE, al fine di monitorare in presa diretta ciò che avviene in Europa nelle grandi compagnie, quelle cioè che fanno tendenza.

E più in generale occorre mantenere un livello alto e tempestivo di conoscenza della realtà dei vari Paesi europei in materia di lavoro, tenuto conto di un trend negativo del tasso di sindacalizzazione che attraversa tutta l'Europa, circostanza questa che potrebbe favorire "fughe in avanti" da parte del legislatore comunitario. Per notizia, diremo che da una elaborazione della Fondazione Rodolfo De Benedetti su dati Eurostat, l'Irlanda registra oggi un tasso di sindacalizzazione del 50% (nel 1980 era il 64%); la Germania del 28% (35% nel 1980); l'Olanda del 27% (36% nel 1980); la Francia del 10% (22% nel 1980); l'Italia infine si attesta al 39% (era al 50% nel 1980).

Quale sarà il ruolo dell'ANIA per il prossimo rinnovo contrattuale? Forse è prematuro dire qualcosa in merito, ma vale la pena dare conto di alcune osservazioni: oggi l'associazione delle imprese è, per quanto riguarda l'area sindacale, sotto organico e questo ha già comportato parecchi ritardi in alcuni importanti adempimenti del CCNL 1999 che riteniamo non più differibili. Non vorrei che ci fosse un disegno occulto di depotenziare il nostro interlocutore di settore per depotenziare il contratto nazionale. Come l'esperienza ci insegna, l'ANIA subisce il fascino dell'associazione bancaria per taluni istituti (Fondo esuberi, banca ore ad esempio), ma soprattutto quello di Confindustria per le battaglie ideologiche: flessibilità, cioè libertà di licenziare senza giusto motivo; contestazione dei due livelli contrattuali: quello nazionale e quello aziendale.

Recentemente in una riunione della Confindustria a porte chiuse, un noto docente di diritto del lavoro ha fatto una ricognizione in Europa di tutte le possibili flessibilità. Da ogni Paese ha stralciato il "meglio" per la parte datoriale, trascurando sistematicamente il "meglio" per i lavoratori.

E' uscita così la ricetta confindustriale per diventare più competitivi.

Non vorremmo che altri settori - quale il nostro - con problematiche completamente differenti si invaghissero delle ricette facili.

Purtroppo si è verificato più volte in passato che l'ansia dell'ANIA di ottenere vantaggi politicamente visibili ma scarsamente utilizzabili nelle aziende ha creato nel nostro settore soltanto problemi.

Certamente, visti i noti "ultras" che hanno mal digerito l'ultimo contratto, l'ANIA sarà tentata di ritornare alla carica dell'area contrattuale.

Se così sarà, la coesione del Sindacato ci aiuterà a respingere per un'altra volta un progetto deleterio che porterebbe soltanto all'autodispersione del comparto nei suoi valori fondanti: know how, professionalità, fidelizzazione, risultati certi. A volte viene il dubbio che i fautori di tale soluzione siano esterni al settore con intenti di colonizzazione!

Ma, prima del prossimo contratto nazionale dovremo stipulare con l'ANIA l'Accordo sui contributi sindacali - che al momento formalmente non esiste - e l'Accordo sulle agibilità sindacali.

In ogni caso, riteniamo opportuno incalzare l'ANIA su tutte le questioni aperte perché già in passato abbiamo subìto gravi ritardi nelle procedure dei rinnovi contrattuali a causa di carenze "logistiche" nell'area sindacale dell'Associazione.

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In conclusione, diremo che l'attività del nostro Sindacato è stata efficace e puntuale nella difesa della categoria e dei singoli nostri iscritti in un periodo di turbolenza mai vista in passato. La nostra costante e attiva presenza è stata molto apprezzata dai nostri colleghi e, non a caso, continuiamo a raccogliere adesioni e a rafforzare la struttura dell'Organizzazione.

Al riguardo, il recente acquisto degli uffici della nostra sede - attingendo esclusivamente alle proprie risorse finanziarie - è la riprova della solidità del Sindacato Funzionari.

Dobbiamo pertanto proseguire sulla strada del rinnovamento e del coinvolgimento di tutti i Funzionari e quadri nella vita del Sindacato per renderlo sempre più funzionale alle esigenze della categoria.

E' questo l'impegno inderogabile per il prossimo futuro che le strutture sindacali che usciranno da questo Congresso dovranno assumersi nel segno di un più forte impegno nell'affrontare le nuove insidie che si presentano all'orizzonte assicurativo.

Soltanto con la partecipazione di tutti si potrà vincere la sfida del cambiamento continuo, che deve prevedere una sana crescita aziendale e il giusto riconoscimento del determinante ruolo dei Funzionari.

Occorre un salto di qualità da parte di chi governa le imprese: meno schemi vecchi e obsoleti di contrapposizione, più coinvolgimento di chi contribuisce alle fortune delle aziende. E' il passaggio obbligato per il nostro settore se vuole veramente conquistarsi un posto di riguardo nell'economia europea e mondiale.

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