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DIRITTO    APPROFONDIMENTI

Demansionamento: breve scheda orientativa

Nella burrasca che colpisce gli uffici ogni qual volta si attraversi un periodo di fusioni, acquisizioni, conferimenti di ramo d'azienda etc. trovo sia necessario per ogni lavoratore "ad alta professionalità" avere ben chiaro il quadro dei propri diritti quando si prospettino cambi di mansioni, ruoli, responsabilità.

Il diritto dell'azienda modificare il proprio piano organizzativo (cd. Jus variandi) trova il suo limite nel diritto del lavoratore – specie nel caso di professionalità elevate – a mantenere le proprie mansioni o ottenere che le nuove siano equivalenti.

Il principio che esprime il diritto soggettivo del lavoratore a mantenere la propria professionalità è espresso dall' Articolo 2103 Codice Civile Mansioni del lavoratore "Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione.

Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.

Egli non può essere trasferito da un'unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Ogni patto contrario è nullo.

" Fermo restando il principio dell'irriducibilità della retribuzione, è necessario ricordare che l'attribuzione temporanea di mansioni inferiori è tollerata solo in presenza di esigenze straordinarie sopravvenute, che può corrispondere anche ad un periodo necessario all'apprendimento di nuove tecniche lavorative al fine di acquisite maggiore professionalità.

Al fine di stabilire il rispetto o meno dell' "equivalenza" delle mansioni la Giurisprudenza si è prodotta nell'esame delle mansioni previste all'atto dell'assunzione o dell'ultima promozione, anche in riferimento a quanto previsto dal CCNL, nell'esame attento delle nuove mansioni attribuite e la relativa corrispondenza formale rispetto alle previsioni del CCNL, la comparazione concreta del livello professionale richiesto (ante e post) oltre all'applicazione del principio per cui il lavoratore deve essere adibito a funzioni confacenti alle proprie qualità in un'ottica di dinamica progressione (Cass. 2428/1999, 4012/2002).

I maggiori problemi sono dati dalla prova, dal dover dimostrare ogni allegazione.

Infatti, la Suprema Corte si è pronunciata nel senso della necessità di provare dettagliatamente ogni elemento che si voglia far valere, pertanto è necessario documentare le qualità dell'incarico svolto precedentemente (lettera di assunzione/nomina, tipo di decisioni prese in riferimento al livello di autonomia decisionale, personale gestito, etc.), gli elementi del nuovo incarico o mansione senza trascurare tutti quegli elementi che abbiano inciso negativamente nella sfera lavorativa, privata e familiare influenzando stile di vita ed equilibrio.

Appare necessario evidenziare come l'attribuzione di un ruolo inferiore possa essere tecnicamente superato attribuendo in compensazione una somma di denaro; una forma di transazione in linea con le opportunità di sviluppo dell'azienda improntata alla correttezza dei rapporti.

L'attribuzione di mansioni inferiori viene a costituire essenzialmente inadempimento del contratto di lavoro che legittima il lavoratore medesimo a richiedere il risarcimento del danno conseguentemente sofferto che in certi casi (lesioni personali, ingiurie…) sconfina nel campo dell'illecito.

Il danno da demansionamento può assumere aspetti diversi:

Quello del danno patrimoniale derivante in via diretta ed automatica dalla dequalificazione della capacità professionale del lavoratore e dalla mancata acquisizione di capacità maggiori con probabile perdita addizionale di un maggior guadagno.

Non patrimoniale come il danno all'integrità psicofisica o danno biologico, il danno all'immagine e/o quello alla vita di relazione.

Relativamente ai tempi in cui far valere i propri diritti dipendenti dal contratto di lavoro, è necessario ricordare come gli stessi si prescrivano in 10 anni (art. 2946 CC) quando non abbiano natura retributiva, come ad es. il diritto alla qualifica superiore, mentre per quelli di natura retributiva (stipendi, indennità etc.) è ridotto (artt. 2948, 2955, 2956 CC).

Termini che decorrono "dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere" (art. 2935 CC).

Inutile raccomandare la tempestività nell'evidenziare – al sindacato ed all'impresa – le situazioni che possono costituire situazioni di compressione o violazione dei diritti del lavoratore, in modo da consentire le azioni più opportune. 

 

Fabio Vecchioni (Team Tutela Legale SNFIA)

Pubblicato il 21.06.2012