DISPOSIZIONI
RELATIVE ALLE MISURE DA ADOTTARE CONTRO FORME DI PERSECUZIONE PSICOLOGICA
NEGLI AMBIENTI DI LAVORO
Emanate dall'Ente
nazionale per la Salute e la Sicurezza svedese in conformità alla
Sezione 18 dell'Ordinanza sull'Ambiente di Lavoro (1977) 21 settembre
1993
Definizioni
e campo d'applicazione
Sezione
1.
Queste disposizioni vanno applicate in tutte quelle realtà nelle
quali i lavoratori possono essere oggetto di una qualsiasi forma di persecuzione
durante il lavoro. Per persecuzione si intendono ricorrenti azioni riprovevoli
o chiaramente ostili intraprese nei confronti di singoli lavoratori, in
modo offensivo, tali da determinare l'allontanamento di questi lavoratori
dalla collettività che opera nei luoghi di lavoro.
Principi
generali
Sezione
2.
Il datore
di lavoro dovrebbe pianificare e organizzare il lavoro in modo da prevenire,
per quanto possibile, queste forme di persecuzione nei luoghi di lavoro.
Sezione
3.
Il datore
di lavoro dovrà comunicare in modo inequivocabile che queste forme
di persecuzione non potranno assolutamente essere tollerate nel corso
dell'attività lavorativa.
Procedure
particolari
Sezione
4.
Nel corso
dell' attività lavorativa dovranno essere previste delle procedure
che consentano di individuare i sintomi di condizioni di lavoro persecutorie,
l'esistenza di problemi inerenti all'organizzazione del lavoro o eventuali
carenze per quanto riguarda la cooperazione che possono costituire il
terreno adatto all'insorgere di qualche forma di persecuzione psicologica
durante l'attività lavorativa.
Sezione
5.
In presenza
di questo tipo di sintomi dovranno essere immediatamente adottate e applicate
delle efficaci contromisure. Contemporaneamente sarà condotta un'indagine
per accertare se questa mancata cooperazione non debba essere imputata
ad una inadeguata organizzazione del lavoro.
Sezione
6.
I lavoratori
sottoposti a queste forme di persecuzione sul lavoro dovranno ricevere
aiuto e sostegno immediati, per cui il datore di lavoro dovrà prevedere
procedure speciali.
Entrata
in vigore
Le disposizioni di cui sopra sono entrate in vigore il 31 marzo 1994.
RACCOMANDAZIONI
DI ORDINE GENERALE DELL'ENTE NAZIONALE SVEDESE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA
SUL LAVORO IN MERITO ALL'APPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE
MISURE DA ADOTTARE CONTRO OGNI FORMA DI PERSECUZIONE SUL LAVORO
Premessa
A monte di
queste forme di persecuzione possono esserci carenze relative all'organizzazione
del lavoro, del sistema informativo interno, una gestione inadeguata del
modo di lavorare, un carico di lavoro eccessivo o al contrario, insufficiente,
il tipo di prestazione lavorativa richiesta, carenze nella politica del
personale scelta dal datore di lavoro,o, ancora, il tipo di atteggiamento
tenuto dal datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti e le sue
eventuali reazioni.
Problemi organizzativi persistenti e insoluti possono causare forti tensioni
mentali negative nei gruppi di lavoratori, con una diminuita capacità
di tolleranza dello stress. Questo potrebbe indurre la cosiddetta "
mentalità del capro espiatorio" e attivare comportamenti di
rifiuto nei confronti dei singoli lavoratori.
Le cause dei problemi vanno ricercate nelle condizioni di lavoro reali,
soprattutto nel caso in cui più persone, singolarmente, sono state
oggetto per un lungo periodo di vari tipi di persecuzione psicologica.
Naturalmente a volte le cause o i tentativi di esclusione vanno ricercati
nel comportamento o nel modo di agire scelti dai singoli individui. Ma
si potrebbe riscontrare che, anche in questi casi, alla radice del problema
vi sono situazioni lavorative insoddisfacenti per cui i singoli lavoratori,
in preda all'ansia e alla disperazione, non trovano altra soluzione al
loro profondo disagio se non quella di agire in modo tale da danneggiare
o provocare altri loro compagni.
Le conseguenze
di queste forme di persecuzione
Si tratta di conseguenze gravi che possono assumere varie forme.
Tra i
singoli lavoratori:
- Aumento delle divergenze in termini di avversione dichiarata, irritabilità
o accentuata indifferenza. Infrazione deliberata delle regole o rispetto
esagerato delle stesse, prestazioni ridotte.
- Elevato livello di stress, scarsa tolleranza dello stesso con reazioni
esagerate, a volte con crisi traumatiche.
- Patologie di tipo fisiologico, abuso di sostanze dannose o reazioni
a livello mentale, ad esempio disturbi del sonno, perdita di autostima,
ansia, il fenomeno del "rimuginare" su cose e fatti, depressione
e sintomatologia maniacale. A volte invece vengono la conseguenza può
essere una marcata aggressività o una grave stanchezza.
- Incapacità di guardare avanti o irragionevoli richieste di rivendicazione.
- Pensieri suicidi o atti di violenza contro sé stessi.
Se le forme di persecuzione sul lavoro non cessano immediatamente c'è
il rischio che i sintomi diventino permanenti, si cronicizzino e quindi
richiedano senz'altro un aiuto medico e/o psicologico.
All'interno
del gruppo di lavoro
- Efficienza e produttività ridotte.
- Mancato rispetto delle regole esistenti o irrigidimento per quanto riguarda
il rispetto delle stesse.
- Critiche sempre più marcate nei confronti del datore di lavoro,
mancanza di fiducia, un generale senso di insicurezza.
- Un aumento del dissenso, ad esempio mancanza di comprensione nei confronti
di modi diversi di fare le cose, allontanamento dal gruppo e dai propri
doveri, tentativi di spezzare il potere o, al contrario, di formare combriccole
potenti.
- Elevato assenteismo per malattia, problemi di abuso di sostanze, notevole
avvicendamento del personale e un aumento delle richieste di permessi.
- Scarsa tolleranza nei confronti dello stress e delle tensioni, e sintomi
generali di insoddisfazione.
- Tendenza ad ingigantire piccoli problemi.
- La ricerca continua di capri espiatori.
La capacità e la prontezza del gruppo di lavoratori di partecipare
alla soluzione dei problemi interni aumenteranno o diminuiranno in modo
palpabile, oppure scompariranno a seconda del modo in cui il conflitto
viene considerato e affrontato dal datore di lavoro. Se non si provvede
in nessun modo la situazione di rischio peggiorerà sempre di più
con il passare del tempo.
GUIDA
ALLE SINGOLE SEZIONI
DEFINIZIONI
Sezione
1:
Le varie forme di persecuzione possono essere esercitate sia dai lavoratori
stessi sia dal datore di lavoro direttamente o da suoi rappresentanti.
(La persecuzione sul lavoro - mobbing - che diventa politica aziendale,
cioè esercitata per motivi di riorganizzazione, di riduzione del
personale o per eliminare lavoratori scomodi, in inglese viene denominata
"bossing") (N.d.T.).
Fenomeni quali la pressione psicologica, la crudeltà mentale, l'isolamento
sociale e le molestie, tra cui quelle sessuali, vengono considerati con
sempre maggiore frequenza problemi che riguardano la vita lavorativa e
complessivamente rientrano nel termine di violenza o persecuzione. Si
tratta di problemi molto seri con effetti gravi e dannosi sia sui singoli
lavoratori sia sul gruppo di lavoro se non vengono valutati e gestiti
in tempo. Questi effetti possono tradursi in stati patologici, mentali
e fisici, che a volte possono diventare cronici, e sfociare addirittura
in un rifiuto della vita lavorativa e della collettività che opera
nell'ambiente di lavoro.
Varie sono
le forme di persecuzione psicologica, ad esempio:
- calunniare o diffamare un lavoratore, oppure la sua famiglia;
- negare deliberatamente informazioni relative al lavoro oppure fornire
informazioni non corrette a riguardo;
- sabotare o impedire in maniera deliberata l'esecuzione del lavoro;
- escludere in modo offensivo il lavoratore, oppure boicottarlo o disprezzarlo;
- esercitare minacce, intimorire o avvilire la persona, come nel caso
di molestie sessuali.
- insultare, fare critiche esagerate o assumere atteggiamenti o reazioni
ostili in modo deliberato;
- controllare l'operato del lavoratore senza che lo sappia e con l'intento
di danneggiarlo;
- applicare "sanzioni penali amministrative" ad un singolo lavoratore
senza motivo apparente, senza dare spiegazioni, senza tentare di risolvere
insieme a lui/lei i problemi. Queste sanzioni possono tradursi, ad esempio,
in un allontanamento immotivato dal posto di lavoro o dai suoi doveri,
in un trasferimento altrettanto immotivato o in richieste di ore di lavoro
straordinario, in un evidente ostruzionismo nei suoi confronti per quanto
riguarda le richieste di formazione o di permessi (ma in questo caso si
deve fare riferimento al "bossing" di cui all'inizio del paragrafo
in questione).
Gli atteggiamenti cosiddetti offensivi sono quelli caratterizzati da un'assoluta
mancanza di rispetto e lesivi dei principi di ordine generale che dovrebbero
essere alla base di un atteggiamento rispettoso e morale nei confronti
delle altre persone. Di fatto si tratta di azioni che hanno un effetto
negativo, a breve e lungo termine, sia sui singoli individui sia sui gruppi
di lavoro.
A scanso di equivoci è opportuno aggiungere che occasionali divergenze
di opinioni, momenti di conflitto e eventuali problemi che si dovessero
verificare durante normali rapporti di lavoro dovrebbero essere considerati
fenomeni normali, in quanto si può parlare di "forme di persecuzione"
solo quando i conflitti personali degenerano fino alla mancanza di rispetto
del diritto delle persone alla propria integrità personale e scivolano
verso azioni del tutto prive di etica del tipo di quelle sopra citate
con effetti devastanti sui singoli lavoratori.
MISURE
DI ORDINE GENERALE PER PREVENIRE QUALSIASI FORMA DI PERSECUZIONE PSICOLOGICA
Sezione
2:
L'Ordinanza dell'Ente nazionale svedese per la Salute e la Sicurezza relativa
al Controllo dell'Ambiente di Lavoro definisce le varie responsabilità
del datore di lavoro e che riguardano numerosi aspetti dell'A.d.L. Riportiamo
alcuni esempi di misure di ordine generale che il datore di lavoro può
adottare per prevenire le forme di persecuzione nei luoghi di lavoro.
- Elaborare una politica ad hoc per l'ambiente di lavoro che, tra l'altro,
illustri le intenzioni, gli obiettivi e l'atteggiamento di ordine generale
nei confronti dei propri dipendenti.
- Elaborare delle procedure che garantiscano condizioni psicologiche e
sociali nei luoghi di lavoro le migliori possibili, anche per quanto concerne
la situazione lavorativa e l'organizzazione del lavoro.
- Adottare misure per impedire che si manifestino reazioni negative sul
lavoro, ad esempio elaborando delle regole che incoraggino un clima di
rispetto e di amicizia nel luogo di lavoro. Ed è soprattutto il
datore di lavoro e i suoi rappresentanti che per primi devono dare il
buon esempio in tal senso.
- I quadri e i dirigenti devono ricevere una formazione tale da consentire
loro di gestire le materie che rientrano nelle leggi di diritto del lavoro,
gli effetti delle varie condizioni di lavoro sulle persone, i rischi di
conflitto all'interno dei gruppi di lavoratori, in modo che siano in grado
di rispondere con prontezza con un sostegno qualificato a quei lavoratori
che si trovassero in situazioni di stress e di crisi.
Anche in considerazione della loro personale situazione lavorativa e del
loro ambiente di lavoro, è importante che i dirigenti direttamente
coinvolti in attività di gestione e di controllo del personale
abbiano conoscenze abbastanza approfondite in determinati campi in modo
da:
- Sapere come mettere in grado il lavoratore di adeguarsi nel modo giusto
al gruppo di lavoro al quale è assegnato. Ugualmente importante
è comunicare in modo chiaro quali siano le regole vigenti nel luogo
di lavoro.
- Fornire ad ogni lavoratore tutte le informazioni sulle attività
e sui loro obiettivi. Saranno molto utili a tale scopo riunioni informative
regolari da tenersi sul posto di lavoro.
- Fornire a tutti i lavoratori le informazioni in merito alle misure concordate
per la prevenzione di ogni forma di persecuzione sul lavoro e ascoltare
le loro opinioni.
- Cercare di fare in modo che i doveri di loro competenza siano concreti
e sensati e che per adempiere alle loro funzioni vengano utilizzino le
loro conoscenze e capacità individuali.
- Dare l'opportunità ai lavoratori di migliorare le loro conoscenze
e di migliorare le loro prestazioni, e incoraggiarli a raggiungere questo
obiettivo.
Sezione
3:
Esistono
alcuni principi importanti che devono essere alla base della vita lavorativa
di ogni individuo, e tra questi:
- il rifiuto di qualsiasi atteggiamento o comportamento offensivi, a prescindere
da chi sia coinvolto o da chi ne sia il bersaglio.
- Riveste un'importanza particolare il fatto che il datore di lavoro adotti
misure efficaci per evitare che qualunque lavoratore sia oggetto di forme
di persecuzione da parte di altri lavoratori.
I quadri e i manager svolgono un ruolo importante nel creare il clima
nel luogo di lavoro e nel definirne le regole. La cosa essenziale è
che il datore di lavoro non sottoponga mai il lavoratore a forme di persecuzione,
ad esempio attraverso l'abuso di potere o qualsiasi altri tipo di atteggiamento
inaccettabile. La posizione di dipendenza del lavoratore incide in modo
determinante sul rapporto datore di lavoro-lavoratore, gli equivoci si
possono verificare molto frequentemente, di conseguenza il datore di lavoro
deve comportarsi in maniera da ispirare fiducia.
Per creare un clima favorevole nell'ambiente di lavoro è importante
che il datore di lavoro, con il suo modo di fare stabilisca le condizioni
per un dialogo reciproco, una facile comunicazione e un desiderio reale
di risolvere i problemi. Generalmente in questo modo il rischio di forme
di persecuzione psicologica diminuisce o scompare addirittura.
E' essenziale che le regole per una cooperazione si concretizzino e si
evidenzino nella politica di gestione dell'ambiente di lavoro, soprattutto
al momento dell'assunzione di nuovi lavoratori.
Un altro fattore importante è la partecipazione dei lavoratori
all'elaborazione di misure per la soluzione dei problemi associati all'ambiente
di lavoro. Questo significa che nei casi in cui il datore di lavoro e
i dipendenti hanno deciso insieme quali siano i principi da attuare per
pianificare il lavoro e il tipo di cooperazione, tutti i lavoratori devono
conoscere tali principi e sapere in che modo comportarsi.
MISURE
E PROCEDURE PARTICOLARI
Sezione
4:
E' essenziale
prevedere elementi e misure di prevenzione in modo che, nel caso insorgessero
problemi di organizzazione del lavoro o di discriminazione, il datore
di lavoro ne sia informato immediatamente così da essere in grado
di adottare le misure del caso. Nessuno dovrebbe fare in modo di celare
eventuali forme di persecuzione, neppure in presenza di un rischio di
conflitto di lealtà.
Tutti i problemi che si presentassero in un luogo di lavoro devono essere
affrontati rapidamente, in maniera pertinente e rispettosa. Le soluzioni
vanno trovate attraverso il dialogo e misure atte al miglioramento delle
condizioni di lavoro degli interessati. Se viene avanzata qualche critica
nei confronti di un dipendente quest'ultimo ne deve essere informato in
modo che abbia l'opportunità di replicare. Le opinioni personali
e eventuali supposizioni solo vagamente fondate in merito ad un dipendente
o al modo in cui egli svolge il proprio lavoro non devono costituire una
scusa per eventuali forme di discriminazione. Nei casi in cui risulti
ovvio che un lavoratore ha veramente provocato il risentimento di altri,
il datore di lavoro dovrebbe far presente al lavoratore in questione che
è suo dovere contribuire a creare un ambiente di lavoro sereno
e un clima vivibile. Ma, nello stesso tempo il datore di lavoro deve essere
consapevole che un atteggiamento provocatorio può essere il sintomo
di una situazione insoddisfacente sul lavoro e prendere l'iniziativa per
cercare di risolvere questi problemi.
E' importante affrontare le questioni in maniera obiettiva, positiva e
con l'intenzione di trovare una soluzione, ascoltare tutti gli interessati
e fornire il proprio sostegno ai più deboli. Eventuali decisioni
che passassero sopra la testa della persona interessata non potrebbero
fare altro che peggiorare la situazione di quella persona.
Nella politica di prevenzione relativa all'ambiente di lavoro il datore
di lavoro deve predisporre un piano di intervento per quanto concerne
gli aspetti psicologici, sociali e organizzativi dell'ambiente di lavoro
che sono altrettanto importanti dei fattori di ordine fisico o tecnico.
In base alla Legge sull'Ambiente di Lavoro tutto ciò rientra nei
doveri del datore di lavoro, il quale dovrebbe elaborare procedure tali
che sia possibile individuare e accertare con largo anticipo l'esistenza
di attriti nei rapporti di lavoro tra i dipendenti, consentendo in tal
modo di organizzare il lavoro in maniera che il personale addetto alla
supervisione possa entrare in contatto con ciascun membro del gruppo di
lavoro e avere l'opportunità di scambi frequenti con i vari membri
del gruppo.
Sezione
5:
E' indubbiamente molto raro che gli eventuali attriti siano dovuti ad
un'unica persona. Di regola le cause vanno esaminate in base al modo in
cui è organizzato il lavoro e non lasciate alla responsabilità
di un solo individuo. Nello stesso tempo, però, è importante
che ogni lavoratore sia consapevole della propria capacità di contribuire
ad instaurare un buon clima di lavoro, del fatto che questo rientri nei
suoi doveri. Le soluzioni ai problemi vanno ricercate in primo luogo attraverso
l'elaborazione di metodi di lavoro, l'assegnazione del lavoro, la comunicazione,
ecc.Per il raggiungimento di questo scopo si può procedere ad un'analisi
della maniera in cui il lavoro è organizzato ad esempio per quanto
riguarda i doveri, i requisiti e l'autorità, e quindi su questa
base avviare una discussione e programmare di conseguenza. I servizi di
medicina del lavoro possono fornire un importante contributo in tal senso
ed essere d'aiuto durante il processo di ricerca delle soluzioni.
Le forme di persecuzione psicologica sul lavoro non costituiscono un rischio
soltanto per i lavoratori direttamente coinvolti. Infatti, finché
persistono, costituiscono un grave carico mentale anche per altre persone,
ma quel che è peggio, la difficoltà a individuare e affrontare
i problemi di base aumenta con il passare del tempo a causa dell'insostenibilità
delle posizioni personali, delle accuse, scuse, e controaccuse che di
volta in volta ci si scambia quando la forma di persecuzione diventa evidente.
E' importante, di conseguenza, che il datore di lavoro intraprenda un'azione
immediata per affrontare quegli abusi che potrebbero innescare una forma
di persecuzione, o che l'hanno già scatenata.
Un primo passo utile sarebbe una chiacchierata confidenziale con la vittima
dell'abuso, improntata al rispetto della persona e in un clima franco
e aperto. Parlando con le persone coinvolte ci dovrebbe essere la consapevolezza
del pericolo di essere influenzato da punti di vista negativi. In situazioni
come queste il comportamento naturale delle persone è quello di
barricarsi dietro una strenua difesa delle proprie azioni e, come abbiamo
già visto in precedenza, le opinioni possono essere caratterizzate
da posizioni rigide, da pressioni e lealtà esercitate dal gruppo.
Spesso, quindi, la colpa di queste forme di persecuzione viene fatta ricadere
sulla persona oggetto delle stesse. Va detto, tuttavia, che molte persone
sono fortemente contrarie al modo in cui un proprio compagno di lavoro
viene trattato e sarebbero ben felici di contribuire a rompere il circolo
vizioso e distruttivo. Si raccomanda di riunire tutto il gruppo di lavoro
per discutere soltanto nell'ultima fase dell'azione programmata e con
lo scopo di realizzare dei miglioramenti pratici per quanto concerne le
procedure lavorative e la situazione di lavoro in seno al gruppo nel suo
complesso.
La prospettiva di giungere a soluzioni di ampio consenso diminuisce con
il prolungarsi dell'assenza dal lavoro di un lavoratore o con la mancata
volontà di affrontare i problemi. Le opinioni personali di segno
negativo possono irrigidirsi su entrambi i fronti con il risultato che
difficilmente si riuscirà ad instaurare un clima nuovamente sereno
nell'ambiente di lavoro e, addirittura, in certi casi, i problemi determineranno
situazioni insostenibili, con continui nuovi equivoci, finché si
arriverà, nel peggiore dei casi, al definitivo allontanamento del
lavoratore dalla vita lavorativa.
Può essere molto difficile per un datore di lavoro arrivare a farsi
un'opinione obiettiva di tutti gli aspetti del problema, di conseguenza
spesso è consigliabile ricorrere alla consulenza di un esperto,
ad esempio attraverso i servizi di medicina del lavoro.
UN AIUTO
E UN SUPPORTO ADEGUATI DA FORNIRE ALL'INDIVIDUO E AL GRUPPO DI LAVORO
Sezione
6:
Un lavoratore
assentatosi dal lavoro per malattia a causa degli effetti sulla sua salute
di qualche forma di persecuzione psicologica dovrebbe essere aiutato a
ritornare al suo posto di lavoro al più presto possibile. La normalità
della vita di ogni giorno e un sostegno psicologico e personale sono strumenti
fondamentali per neutralizzare le gravi conseguenze di esperienze così
traumatiche.
Un rapido reinserimento dipende in gran parte dal fatto di mantenere dei
contatti positivi con la persona, sia egli in malattia o meno, e dall'opportunità
che la persona ha di parlare privatamente sia con i compagni di lavoro
sia con il datore di lavoro in merito a quanto è accaduto. Nel
corso di queste chiacchierate si possono discutere le varie, possibili
cause di quanto avvenuto, cercare di trovare i modi di migliorare e di
cambiare l'ambiente di lavoro, e valutare le risorse economiche o pratiche
disponibili per raggiungere l'obiettivo.
L'invito o l'esortazione a consultare uno psicologo o altri esperti, a
volte può essere interpretato come un'offesa personale, è
quindi importante che sia la persona coinvolta a voler ricorrere a questo
tipo di aiuto.
A volte per risolvere forti dissapori o problemi interpersonali molto
gravi nel luogo di lavoro è necessario ricorrere ad un'offerta
di corsi di formazione o al trasferimento ad altra mansione. Questo tipo
di soluzione è valida, ad esempio, per proteggere un lavoratore
da ulteriori forme di discriminazione o dal rischio di danni. Ma in tal
caso è essenziale che le soluzioni offerte siano motivate in termini
di sostanza e di significato e che accettandole il lavoratore veda l'opportunità
di progredire nel suo lavoro e di stabilire contatti sociali positivi.
Inoltre questo tipo di decisioni vanno prese dopo aver consultato direttamente
il lavoratore e in base alle constatate potenzialità e preferenze
dello stesso. Un importante principio da rispettare è quello di
fare in modo che le misure adottate non comportino un peggioramento delle
condizioni di lavoro.
Oltre all'aiuto che può essere offerto al singolo lavoratore, è
di fondamentale importanza affrontare i problemi pratici alla base dei
quali, nella maggior parte dei casi, si individua un "mentalità
da capro espiatorio" all'interno del gruppo, per cui quest'ultimo
troverà i modi per attivare una migliore cooperazione in futuro.
Esiste un serio rischio che gli eventi si ripetano, con la conseguenza
di nuovi casi di gravi discriminazioni, se i problemi fondamentali associati
al lavoro non vengono discussi in maniera puntuale e se non si fa emergere
una comune determinazione nel voler adottare le misure in grado di risolverli.
Quanto più i problemi di base restano irrisolti, tanto più
aumentano il rischio di gravi conseguenze e il numero di persone danneggiate
nel luogo di lavoro.
Molto spesso i lavoratori che operano in gruppo conoscono bene i problemi
organizzativi che vanno affrontati. E' importante che quei problemi emergano
in presenza di forme di persecuzione psicologica delle persone, altrimenti
c'è il rischio che la persona offesa e i suoi problemi diventino
il solo e preponderante argomento di discussione.
Nei casi in cui il processo all'interno del gruppo di lavoro si sia spinto
troppo avanti per cui le misure adottate per risolvere i problemi rischiano
di fallire, si può rendere necessaria l'assistenza qualificata
di esperti per analizzare le cause, proporre soluzioni e discutere con
il singolo e con il gruppo di lavoratori. In casi di questo tipo altrettanto
valide sono le risorse offerte dai servizi di medicina del lavoro.
Traduzione
a cura di Roberta Clerici.
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