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UNI 4° Congresso Mondiale UNI Global Union, Cape Town 7-10 dic 2014

UNI 4° Congresso Mondiale UNI Global Union, Cape Town 7-10 dic 2014

 

Dal 7 al 10 dicembre 2014 si e' tenuto a Cape Town (Sud Africa) il 4° Congresso Mondiale UNI GLOBAL UNION. All'evento hanno partecipato tutte le rappresentanze delle organizzazioni sindacali appartenenti a tutti i settori merceologici. Il leitmotiv del Congresso e' stato il concetto di inclusione: "including you" o , in lingua bantu, "Ubuntu". Questo termine, usato spesso nei discorsi di Mandela, del vescovo Tutu, è uno dei principi fondamentali della nuova repubblica del Sud Africa, ed è connesso con l'idea di un Rinascimento Africano. Come ogni concetto nato in una cultura diversa e lontana dalla nostra, non è di facile traduzione: se letteralmente significa "umanità", in pratica il significato è estremamente più articolato e complesso. Si può sintetizzare l'ubuntu come la credenza filosofica in un nesso che connetta tutta l'umanità: ciò che siamo è frutto della vita di un'infinità di altre persone; ciascuno è un ologramma della società intera. Secondo una celebre interpretazione - che ha preso vita come un aforisma a sé - ubuntu significa che "io sono poiché noi siamo". L'ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l'umanità intera, un desiderio di pace. Nella sfera politica, il concetto di ubuntu è usato per enfatizzare la necessità di unità o consenso nel prendere decisioni, così come la necessità di un'etica umanitaria alla base di queste decisioni. La scelta di tenere il Congresso a Citta' del Capo, non e' stata casuale, poiche' nell'ambito della lotta per i diritti umani, Cape Town riveste un significato politico senza eguali. In Sud Africa la segregazione razziale e' stata praticata fin dall'origine dello Stato sudafricano nel 1910, con misure quali il Natives land act del 1913, che vietava agli indigeni l'acquisto di terre al di fuori delle riserve, la politica di apartheid trovo' poi fondamento dai primi anni del 1930 per iniziativa del National party e si sviluppo' ulteriormente dopo il suo avvento al governo nel 1948. Condannata più volte dall'ONU, soggetta dalla metà degli anni 1980 a sanzioni economiche, la politica di apartheid suscitò una crescente opposizione, fino a determinare la crisi del regime razzista. A conclusione del difficile e complesso dialogo avviato nel 1990 tra F.W. de Klerk, leader della minoranza bianca, e N. Mandela, capo storico dell'African National Congress (ANC), principale forza di opposizione della Repubblica Sudafricana, si svolsero nell'aprile 1994 le prime elezioni a suffragio universale nella storia del paese che sancirono la fine del regime di segregazione. A 20 anni di distanza dalla fine dell'apartheid, Cape Town ha visto riunirsi in un Congresso Mondiale, i delegati e le rappresentanze delle organizzazioni sindacali di piu' di 100 paesi, dando voce alle testimonianze di esponenti sindacali, politici, economici e della stampa. Tra gli ospiti d'onore, erano presenti: Guy Ryder, Direttore Generale ILO (International Labour Organization) Ahmed Kathrada, leader politico e attivista dei diritti umani Sharan Burrow, Segretario Generale ITUC (International Trade Union Confederation) Tarja Halonen, Presidente della Finlandia dal 2000 al 2012. Prima donna a ricoprire tale incarico. Kwasi Adu-Amankwa, Segretario Generale ITUC-Africa Jyrki Raina, Segretario Generale IndustriALL Global Union Owen Jones, autore, opinionista politico e giornalista Esemplare l'intervento di Ahmed Mohamed Kathrada, quando con la semplicita', che contraddistingue l'impronta dei grandi uomini, ha lasciato attonito il Congresso asserendo di essere stato invitato ma di non aver avuto un tema su cui discutere. A quest' uomo, ormai 85 enne, attivista dell'ANC (African National Congress), che trascorse 26 anni di prigionia, di cui 18 a Robben Island con Madiba (Nelson Mandela) e divenuto membro del parlamento dopo la sua liberazione nel 1990 in rappresentanza dell'ANC, Joe de Bruyn e Philip Jennings, rispettivamente presidente e segretario generale UNI, hanno conferito il Freedom from Fear Award, a titolo di riconoscimento dell'impegno assunto. Tra i temi trattati, particolare rilievo e' stato dato alla crisi economico-finanziaria e alla continua accentuazione della forbice della ricchezza. Come evidenziato nell'ultimo rapporto di Oxfam, Working for The Few – Political capture and economic inequality, il quadro dell'ineguaglianza mondiale e' terrificante. Il reddito di 85 miliardari sparsi nel mondo equivale a quello di 3,5 miliardi di persone, cioe' la metà della popolazione del Pianeta. Non solo: il fenomeno è talmente esteso che si può riscontrare perfino in Africa, dove nella regione sub-sahariana al fianco di 358 milioni di persone in povertà estrema, sono presenti ben 16 miliardari. Per rompere il ciclo della povertà tra le generazioni e' necessario che gli Stati del Mondo promuovano politiche tese a garantire un salario minimo dignitoso, a ridurre il divario tra le retribuzioni di uomini e donne, ad assicurare reti di protezione sociale e accesso a salute e istruzione gratuite per i loro cittadini. La necessita' inoltre di porre in essere politiche, norme nazionali e globali di lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Sono infatti tali fenomeni a generare oggi quelle carenze di risorse che invece potrebbero essere investite in politiche contro la povertà estrema e a favore di salute e istruzione. In tale contesto e' emerso un fenomeno comune a livello mondiale derivante dalla globalizzazione economico-finanziaria. I Governi e le imprese, indipendentemente dal settore merceologico di appartenenza, stanno seguendo un unico disegno strategico, adottando una politica volta alla frammentazione e alla delegittimazione del sindacato. Le azioni perpetrate a discapito dei lavoratori, tendono a travalicare quanto stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale e a porre in essere una serie di vincoli anche attraverso l'ausilio di strumenti di diritto pubblico internazionale, quali le clausole ISDS (Investor State Dispute Settlement) contenute in un grannumero di trattati bilaterali per gli investimenti e in alcuni accordi commerciali internazionali. Di fatto l'ISDS, istituendo un tribunale commerciale sovranazionale, puo' essere considerato a tutti gli effetti l'arma delle multinazionali contro la sovranità degli stati, poiche' si basa sulla creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie tra impresa investitrice e stato, aggirando i tribunali nazionali dello stato ospite e facendo ricorso a un tribunale esterno, creato appositamente per tale funzione. In questo ambito, si inserisce anche il TTIP. Il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato da luglio 2013 tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America. A tale riguardo e' bene rilevare la decisa opposizione della CES (Confederazione Europea dei Sindacati) che non intravede nell'andamento del negoziato alcun vantaggio occupazionale, ma anzi un ulteriore aggravamento dei livelli e delle condizioni lavorative. L'eliminazione delle barriere che frenano i flussi di merci renderà più facile per le imprese scegliere dove localizzare la produzione in funzione dei costi, in particolare di quelli sociali. L'agricoltura europea, frammentata in milioni di piccole aziende, finirebbe per entrare in crisi se non venisse più protetta dai dazi doganali, soprattutto se venisse dato il via libera alle colture OGM (su questo punto infatti, non ci sono ancora notizie precise). Il trattato avrebbe conseguenze negative anche per le piccole e medie imprese, e in generale per le imprese che non sono multinazionali e che con le multinazionali non potrebbero reggere la concorrenza. I negoziati sono orientati alla privatizzazione dei servizi pubblici, quindi con il rischio della loro progressiva scomparsa. Settori come il welfare, l'acqua, l'elettricità, l'educazione e la salute sarebbero inevitabilmente esposti alla libera concorrenza. Al Congresso sono inoltre state esposte le risultanze dell'analisi condotta da UNI Global Union e The New Economics Foundation, secondo cui entro 10 anni il mercato del lavoro subira' conseguenze drammatiche in termini di riduzione dei posti di lavoro e di qualita' dello stesso per miliardi di persone. Lo studio identifica un serie di mega trend che guideranno il cambiamento nel mercato del lavoro inclusi la debolezza e le incerte performance economiche; i cambiamenti della popolazione e gli spostamenti demografici dai paesi sviluppati verso le economie emergenti; la polarizzazione del lavoro; la trasformazione tecnologica e la digitalizzazione; la fragilita' della finanza internazionale e dei modelli di business, come anche l'impatto ambientale. Le previsioni contenute nel report evidenziano che: • Con la crescita dell'eta' lavorativa a livello mondiale saranno necessari 1,8 miliardi di nuovi posti di lavoro entro il 2050 per avere un livello occupazionale soltanto del 75%; • Globalmente, piu' di 200 milioni di persone erano disoccupate nel 2013. Il numero dei disoccupati tendera' ad aumentare e a raggiungere i 215 milioni nel 2018; • Circa la meta' degli attuali lavoratori sono in condizioni di vulnerabilita': insicurezza occupazionale, lavoro temporaneo e sottopagato; • Quasi 840 milioni di lavoratori – il 27% di tutti gli occupati – guadagnava nel 2013 non piu' di 2 dollari al giorno; • Il massivo cambiamento demografico della forza lavoro fara' si' che si passera' dai 3,1 miliardi di lavoratori attuali a 4,2 miliardi nel 2050: 533 milioni nell'ambito dei paesi OCSE e 3,7 miliardi all'interno dei paesi delle economie emergenti quali Asia Pacifico e Africa. I lavori congressuali sono poi proseguiti con il dibattito delle seguenti mozioni ed emendamenti aventi per oggetto: 1) Ottenere insieme la crescita sindacale 2) Contributi a UNI Global Union 2015-2018 3) Rivedere il finanziamento dei contributi per il futuro 4) Riprendere possesso delle nostre economie 5) Le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno di vedere aumentare i propri salari e il potere di acquisto 6) Dei servizi finanziari sostenibili 7) Lottare per un patto fiscale mondiale 8) Lottare per un commercio mondiale che dia profitto alle comunita', non alle imprese 9) Ristabilire l'equilibrio tra i diritti del commercio e i diritti delle persone 10) Pace 11) Il Medio Oriente e la lotta contro l'oppressione sotto tutte le sue forme – Solidarieta' con il popolo palestinese 12) Con Voi in un nuovo mondo del lavoro, un lavoro dignitoso per i giovani e alzare gli standard dei Call Center 13) Il movimento sindacale passa all'azione per il cambiamento climatico 14) La radiodiffusione del servizio pubblico: un principio fondamentale per i media mondiali democratici e inclusivi 15) Lotta contro le condizioni scandalose dietro ai giochi A conclusione delle giornate congressuali si e' quindi proceduto alla votazione per l'elezione delle cariche UNI Global Union e sono risultati eletti: • Presidente Onorario Joe de Bruyn; • Presidente: Ann Selin, presidente di PAM la piu' grande organizzazione sindacale dei servizi in Finlandia; • Philip Jennings e' stato rieletto Segretario Generale.

 

Anna Paola Maccio - Responsabile Relazioni Internazionali e Istituzionali

Pubblicato il 17.12.2014

 

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