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Jobs Act, i primi approfondimenti di SNFIA

Jobs Act, i primi approfondimenti di SNFIA

 

Il Sindacato delle alte professionalità svolge una giornata di studi sulle novità nel mondo del lavoro

 

Milano - Si è tenuto ieri, 15 aprile, presso lo StarHotels E.C.HO. di Milano, l'incontro organizzato da SNFIA, il Sindacato delle Alte Professionalità assicurative italiane, per esaminare e fare il punto sulle nuove regole in materia del lavoro dettate dal Jobs Act e dai suoi decreti legislativi. 

All'incontro hanno partecipato il Segretario Generale Marino D'Angelo, i Segretari Nazionali, il Presidente del Consiglio Direttivo Nazionale, i Segretari Regionali e i Segretari di Coordinamento dei maggiori gruppi assicurativi italiani. L'iniziativa, tesa ad esaminare i nuovi scenari ed a ricercare le ripercussioni del Jobs Act sul mercato del lavoro italiano, le ricadute sui diritti dei lavoratori e le possibili strategie di contrasto, ha visto un'accesa partecipazione dei presenti.

Durante l'incontro è stata messa in luce "l'anti-costituzionalità dell'intero Jobs Act", tesi peraltro supportata da numerosi giuristi aderenti all'associazione Giuristi Democratici ed espressa in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, in allegato.

Il Segretario Generale, Marino D'Angelo, ha invitato tutti i soggetti interessati ad un'azione di lotta comune per difendere i diritti e la dignità dei lavoratori, ed ha dichiarato: "Il decadente paradigma di impresa che gestisce la produttività sui costi e non sugli investimenti, la ricomparsa di un'idea del lavoro che trova motivazione nella paura e non nel senso di appartenenza , la responsabilità che ritorna ad essere comando senza se ne ma, l'ingiustizia che si compra con i soldi: questa è evidentemente la visione del mondo propugnata dal Jobs Act e dal suo animatore e su questo SNFIA non c'è e non ci vuole essere. Il modello di impresa e lavoro delineato dal Jobs Act è di segno contrario a quello che è già una realtà di successo nei Paesi ad economia avanzata. Le Aziende che vincono sui Mercati mondiali sono quelle che flessibilizzano il lavoro in direzione dello sviluppo della piena e convinta partecipazione del Lavoratore, riconoscendo nell'Uomo e nella sua motivazione il vero motore dello sviluppo del business, altro che precarizzazione a vita.

L'Impresa del Jobs Act è quella che parte dalla paura di perdere e non dalla determinazione a vincere. Alla base della nuova normativa del lavoro non c'è una realtà che innova, sviluppa e produce, ma una che licenzia, demansiona, non investe, non si confronta. I provvedimenti del Jobs Act hanno l'inquietante aspetto di marker negativi che stanno a segnalare il male più che ad indicare la cura! Non possiamo accettare una flessibilità che non innova e produce sviluppo socio-economico, ma che ha come unico effetto quello di azzerare i diritti dei lavoratori, condannandoli al ricatto ed alla precarietà permanente e relegandoli al ruolo di pure pedine nel processo produttivo. Il Governo si dimostra sempre più vassallo delle multinazionali e dei Grandi Gruppi industriali, unici interessati ad una gestione d'impresa orientata al solo profitto e come tale slegata da ogni obbligo di responsabilità sociale. Il Jobs Act lascia a casa i Lavoratori e i loro bisogni e il 90% del sistema produttivo italiano, fatto da piccole e medie imprese che chiedono strumenti non per licenziare ma per produrre e svilupparsi."

Dagli interventi è emerso in particolare come le tutele dei licenziamenti abbiano una rilevanza che va ben oltre la specifica vicenda del recesso e della stabilità del reddito e dell'occupazione, poiché sostengono la forza contrattuale del lavoratore nella relazione quotidiana sul luogo di lavoro. Una tutela efficace nei confronti di un licenziamento ipoteticamente ingiustificato – diritto non a caso espressamente sancito dalla Carta europea dei diritti fondamentali e dalla Carta sociale europea – protegge le libertà fondamentali di lavoratrici e lavoratori nei luoghi di lavoro: la libertà di espressione e di dissenso, la difesa della dignità quando questa sia minacciata da superiori o colleghi, la difesa e pretesa dei propri diritti, la possibilità di attivarsi sindacalmente se lo si desidera, ecc.

Un lavoratore che sa di poter essere licenziato a poco prezzo è un lavoratore più debole, meno capace di far valere i propri diritti ed interessi, fortemente ricattabile e per questo totalmente imprigionato dalle strategie di profitto dell'Impresa.

Il prossimo appuntamento è stato fissato per il 27 e 28 maggio 2015. 

Un'altra occasione per affermare ancora una volta il no di Snfia alle ingiustizie nel mondo del lavoro, a difesa dei diritti inviolabili dei lavoratori così come sanciti dalla Costituzione Italiana ed espressamente previsti e protetti dall'art. 30 della Carta di Nizza e dall'art. 24 della Carta Sociale Europea.

 

Pubblicato il 16.04.2015

 

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