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Si chiude in Sardegna il Consiglio Direttivo 2015 dello SNFIA

Si chiude in Sardegna il Consiglio Direttivo 2015 dello SNFIA

 

La mozione finale: il "capitale" deve condividere con il "lavoro" il rischio d'impresa

 

Olbia - Il Consiglio Direttivo Nazionale dello SNFIA, riunitosi nelle giornate del 27 e 28 maggio 2015, ha condiviso la lettura fatta dal Segretario Generale dei recenti provvedimenti legislativi (v. Jobs Act), provvedimenti che hanno sostanzialmente trasferito il rischio d'impresa dal "capitale" ai lavoratori che saranno, così, gli unici chiamati a "pagare" le perdite d'impresa con la perdita del posto di lavoro.
Prezzo che appare non remoto da pagare in un contesto economico certamente non roseo per il Sistema Paese.
Un "transfert" che riguarda, però, solo il rischio d'impresa e non anche gli "utili" d'impresa, che rimangono, invece, di appannaggio esclusivo degli azionisti e del top management, top management che ha visto triplicati i suoi emolumenti in questi ultimi anni.
I lavoratori saranno, quindi, chiamati a pagare anche gli errori gestionali senza che, come avviene in altre realtà culturalmente più avanzate, sia stata data loro la possibilità di compartecipare alla gestazione e gestione di quei piani industriali il cui fallimento, invece, saranno i soli chiamati a pagare.
Pertanto, anche alla luce del fatto che:

a) il quadro economico settoriale -di forti guadagni per il comparto assicurativo con una raccolta premi che ha registrato nel 2014 un incremento del 20,6% sul 2013- è in evidente controtendenza con quello del sistema Paese Italia;

b) la situazione attuale vede l'Ania priva di una progettualità condivisa al suo interno, ancora legata a logiche di "scambio" e di contrapposizione nella gestione delle relazioni industriali;

il Consiglio Direttivo Nazionale SNFIA da mandato al Segretario Generale di rappresentare, anche in sede di trattativa del CCNL, una visione inclusiva e partecipativa delle relazioni stesse al fine di ripristinare:

- un'assunzione del rischio d'impresa responsabilmente condivisa tra "capitale" e "lavoro",

- un'equa ripartizione degli utili che il settore assicurativo produce oramai da anni e che continuerà a produrre come ben testimonia, tra gli altri, anche il recente studio previsionale di settore prodotto da SwissRe.

Il Consiglio Direttivo Nazionale SNFIA conferma, quindi, la necessità di raggiungere gli obiettivi presenti nella piattaforma del CCNL e, in particolare, quelli relativi al dovuto allargamento dell'area contrattuale a tutti i lavoratori che operano nel comparto: il raggiungimento degli obiettivi di produttività e redditività sarà possibile solo garantendo uno stesso contratto a tutti coloro che vi lavorano.
Il Consiglio Direttivo Nazionale SNFIA stigmatizzando alcuni comportamenti aziendali lesivi della dignità stessa dei lavoratori che li hanno subiti, comportamenti che hanno travalicato gli accordi sottesi presi con altre sigle sindacali, conferma che, in un comparto che ha registrato nel 2014 un ROE a due cifre, non solo devono essere tutelati i livelli occupazionali ma che si deve pretendere una "buona occupazione" basata sul riconoscimento del merito e della professionalità, quale unico volano di quell'innovazione -che anche l'Ania afferma di perseguire- senza la quale non può esserci sviluppo.
Il Consiglio Direttivo Nazionale SNFIA chiede, quindi, all'Ania di superare quella logica "conflittuale" che la stessa ancora sembra perseguire, per favorire quella modernizzazione del nostro CCNL, fermo ai primi anni di questo millennio; modernizzazione che oramai pare oltremodo necessaria ma che deve essere basata sulla condivisione di un progetto di sviluppo che sia vantaggioso per tutte le parti coinvolte.
Il Consiglio Direttivo Nazionale SNFIA chiede, infine, all'Ania un salto di qualità grazie al quale si potrà finalmente passare dai superati e oramai fallimentari "business plan" ai più attuali e produttivi "customer plan", per la cui formulazione si dovrà porre la necessaria attenzione al fatto che non è più possibile scindere il lavoratore dal cittadino, ovvero dal cliente e che gli interessi e le istanze del lavoratore si sovrappongono indissolubilmente a quelle del cittadino/cliente: per cui tradire i primi significa disattendere i secondi.

 

Pubblicato il 28.05.2015

 

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