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Lo Snfia alla presidenza del Fondo LTC, prime riflessioni di Marino D'Angelo

Lo Snfia alla presidenza del Fondo LTC, prime riflessioni di Marino D'Angelo

 

Il punto del nostro Segretario Generale ad un mese dall'insediamento

 

Roma - Lo scorso 16 dicembre il nostro Segretario Generale Marino D’Angelo è stato eletto all’unanimità presidente del Fondo unico nazionale LTC (Long Term Care), istituito nel 2005 dall’ANIA e dalle sigle sindacali FIBA/CISL, FISAC/CGIL, FNA, SNFIA e UILCA, al fine di assistere i dipendenti e i pensionati delle imprese che applicano il CCNL del settore assicurativo, in caso di invalidità permanenti tali da determinarne uno stato di non autosufficienza.
È questa la prima occasione per avviare con lui una riflessione sulle specifiche problematiche che richiedono un intervento solidale a favore di aree di disagio sanitario, con riflessi sociali ed economici particolarmente gravosi.

Quale bacino di utenza ha il Fondo LTC?

Il Fondo riguarda i dipendenti e i pensionati di 373 fra imprese assicurative e altri enti che applicano il contratto nazionale assicurativo, ovvero un bacino di circa 59.000 persone, suddivise tra 27.634 donne e 30.974 uomini. I nostri assistiti rappresentano un segmento del fenomeno della non autosufficienza, che, sotto il profilo sociale generale, riguarda circa 2 milioni e 600mila persone (pari al 4,8 % della popolazione complessiva), con un impatto di costo sul PIL valutabile in circa il 2%.
Una situazione in netta crescita, anche
considerando il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione.

Che tipo di attività svolge il Fondo LTC?

In estrema sintesi, il Fondo, da un lato, esplica un’attività di accertamento dello stato di non autosufficienza denunciato dall’interessato e, dall’altro, una volta riconosciuto il diritto alla prestazione, provvede all’erogazione di un assegno volto a coprire le spese di assistenza, per un importo annuo pari a 13mila euro, aumentato della rivalutazione anno per anno. L’erogazione cessa a decorrere dall’anno successivo dal venir meno dei requisiti di accesso (morte dell’assistito o ritorno all’autosufficienza).

A un mese dall’insediamento, come intende caratterizzare la sua presidenza?  

Il tema della disabilità occupa, e non da oggi, nella mia vita professionale e personale un posto di primo piano. 

Ho sempre ritenuto che la tutela della disabilità in tutte le sue declinazioni rappresenti non solo un faro di civiltà, ma anche un collante sociale irrinunciabile. A maggior ragione oggi, in cui il fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione crea una nuova architettura di bisogni sociali, lavorativi e familiari tale da collocare il welfare ai primi posti dell’agenda politica del Paese e  delle aspettative dei cittadini.

In questo senso, ritengo che l’attività del Fondo sia solo una prima risposta, per quanto incisiva, alla diffusa domanda di welfare.

Occorrerà lavorare ancora sui contenuti, in termini di allargamento della protezione e favorirne la diffusione, promuovendone una maggiore diffusione e conoscenza da parte dei potenziali aventi diritto.

Un’esperienza pilota?

Senz’altro sì. Il settore assicurativo ha il merito di aver costituito il primo Fondo Unico LTC in Italia a partire dal 2005. Una scelta, questa, che s’inquadra in una concreta assunzione di responsabilità sociale, elemento che da sempre ha caratterizzato le relazioni industriali del settore assicurativo.

Un settore di per sé votato alla costruzione di meccanismi di previdenza e tutela di tutti gli aspetti della vita, a cominciare da quelli della salute.

Siamo stati dei rompighiaccio che hanno indicato la strada anche ad altre categorie, a cominciare dai bancari che, nel 2007, hanno istituito il proprio Fondo LTC, ovviamente con un bacino di utenza assai più ampio.

In questo come in altri casi, il capitale privato solleva un ansimante settore pubblico?

E’ sotto gli occhi di tutti che sia mutato il quadro.

Lo Stato ha dovuto recedere da un impegno di welfare ereditato su filosofie e architetture normative del secolo scorso, e oggi, obiettivamente, non più sostenibili.

Infatti, la nuova composizione del quadro sociale, determinata da un calo demografico controbilanciato dall’allungamento della vita media, richiede da parte di tutti gli attori economici un’assunzione di responsabilità e una visione dello sviluppo compatibile con i diversi bisogni del cittadino-lavoratore.

Va riscritta la relazione pubblico/privato, nella direzione di una sussidiarietà agita e non solo declamata.

Il Fondo LTC è l’esempio concreto che tutto questo si può fare.

Quanto l’esperienza di Segretario generale dello SNFIA l’aiuterà in questo suo nuovo ruolo di presidente del Fondo LTC?

Ritengo che tra le due attività non ci sia una soluzione di continuità.

Sono due i geni che caratterizzano il Dna di SNFIA: senso della comunità e alta professionalità.

Sono questi i due pilastri che tracciano la strada verso un rinnovamento sociale e culturale tale da poter garantire una risposta efficace ai bisogni della contemporaneità.

Ciò richiede visione sociale e qualità di contenuto.

Quindi, non posso che riaffermare il mio impegno per la realizzazione di tali valori.



 

Anna Maria Barbato Ricci (Addetta Comunicazione Snfia)

Pubblicato il 28.01.2016

 

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