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Responsabilità sociale d'impresa

La responsabilità sociale dell'impresa (RSI) è ormai argomento molto dibattuto; in Italia e nel resto d'Europa ci si è avvicinati, seppur con approcci spesso anche radicalmente diversi, a un tema già molto in voga nei paesi anglosassoni. Le imprese, sempre più globalizzate, sono di fatto poco regolamentate nelle loro strategie mondiali dalle legislazioni nazionali. Problemi sociali di importanza colossale sono molto spesso collegati alla nuova divisione mondiale del lavoro e ai metodi correnti di produzione per l'esportazione: l'estrema mobilità delle imprese del settore manifatturiero ha creato una durissima concorrenza a livello mondiale che in molte nazioni produce una "corsa verso il basso" per quanto riguarda diritti dei lavoratori, salari, orari e condizioni di lavoro. Fenomeni come il lavoro infantile e in schiavitù non sono in diminuzione e si annidano in molti settori.

Chi si ricorda più della motivazione del personale e dell'orgoglio di appartenenza? Forse sono concetti ritenuti superati dai guru della consulenza, ma in un settore che vede al centro dell'attività il lavoratore professionale, unico vero fattore della produzione, occorre porre grande attenzione a questa inderogabile risorsa.

In una recente ricerca sul tema dell'etica è emerso che il 58% dei cittadini europei (64% in Italia) ritiene che il mondo economico non dedichi sufficiente attenzione alla responsabilità sociale e tra questi cittadini il 25% (20% in Italia) considera molto importante nella scelta dei propri acquisti l'impegno e la responsabilità sociale dell'azienda produttrice e il 44% (16% in Italia) è disposto a riconoscere un valore maggiore a questi prodotti, accettando un prezzo più alto. Esiste, dunque, una vera e propria domanda di etica, che inevitabilmente genera il suo mercato e crea i suoi strumenti.

La società civile è da tempo impegnata per fare in modo che la produzione estera controllata direttamente o indirettamente dalle aziende europee avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunità locali e garantisca il rispetto e la protezione dell'ambiente, andando oltre l'inconsistenza dell'approccio che lega l'etica alla beneficenza anziché al rispetto dei diritti. Anche i più recenti documenti della Sottocommissione ONU sui diritti umani riconoscono la necessità di un quadro giuridico vincolante per i comportamenti delle imprese in tutto il mondo. I consumatori e i piccoli risparmiatori hanno scoperto in maniera sempre più cosciente e organizzata l'efficacia del potere che hanno di indirizzare il mercato e, quindi, anche della responsabilità di usarlo e associazioni di consumatori sono state create non solo o non tanto per difendere i diritti dei consumatori, ma per contribuire alla risoluzione dei problemi mondiali, in particolare di quanto compete al comportamento delle grandi imprese. In quest'ottica, la responsabilità sociale viene posta in relazione con i comportamenti dei singoli, persone o organizzazioni.

Come nasce

Nella seconda metà degli anni '90, all'indomani del Summit di Rio (1992) e della stesura della Agenda 21, le Nazioni Unite invitarono le grandi imprese multinazionali a definire accordi commerciali che contemplassero e tutelassero i diritti umani di base, quelli dei lavoratori e il rispetto dell'ambiente. Si intendeva, con questo, non solo la creazione di una piattaforma contrattuale equa ed ecologica ma anche l'avvento di un preciso impegno verso il mondo, la società umana globalizzata e l'ambiente che andava oltre la regolamentazione dei comportamenti. Il termine adottato fu quello di Corporate Social Responsibility (CSR), che in italiano diventa Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI), dove al termine "responsabilità" va attribuito, meglio, il significato di "consapevolezza".

Molte aziende firmarono accordi con i partner commerciali, dai principali clienti e fornitori ai subappaltatori di attività di servizio, affinché fossero garantiti degli standard etici minimi (rifiuto del lavoro minorile e delle condizioni di sfruttamento umano, pari opportunità, etc). Fra i primi settori ad essere normati in tal senso, in Europa, il settore tessile che, per mezzo dell'associazione EURATEX, rappresentante europea di categoria, firmò un accordo sindacale in cui venivano garantiti i diritti sopra citati.

L'Unione Europea iniziò ad elaborare una strategia di coinvolgimento delle aziende nel progetto RSI già a partire dal 1997: venne costituito, infatti, un organo di consulenza dedicato e nel luglio 2001 venne pubblicato il Libro Verde sulla Responsabilità Sociale d'Impresa, un documento destinato specificamente all'apertura del dibattito a livello europeo su tale materia.

Il Libro Verde fornisce le coordinate in base alle quali si intende muovere l'Unione Europea e dà già una prima definizione provvisoria di RSI: un'adesione volontaria ad un insieme di norme comportamentali volte al miglioramento della società in generale e a partire dalla dimensione interna dell'azienda. Si individuano come stakeholder, ovvero referenti della RSI, cioè "portatori di interesse" tutti i cittadini - nessuno escluso - che siano in qualche maniera toccati o implicati nelle azioni dell'azienda. In seguito al dibattito scaturito dall'uscita del Libro Verde, l'Unione Europea ha inoltre indetto un giro di consultazione a livello dei singoli paesi membri con l’obiettivo di precisi impegni da parte dei governi e attraverso importanti dibattiti. La tappa italiana che si è tenuta a Milano il 10 febbraio 2002, presso Assolombarda, è stata significativa dal punto di vista del futuro del nostro paese in merito alla RSI. Il Governo ha preso infatti la decisione di preparare un profilo di standard legali per cui un'azienda si può definire Socialmente Responsabile. Si intende con questo che, per definirsi tale, l'azienda dovrà farsi certificare.

Un passo significativo è stato compiuto nell'agosto 2003 dalla Sottocommissione delle Nazioni Unite per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani, quando ha approvato le Norme delle Nazioni Unite sulla Responsabilità delle Imprese Transnazionali ed Altre Imprese Riguardo ai Diritti Umani. Per la prima volta, in questo testo, si affronta il tema della responsabilità sociale delle imprese sul piano del diritto internazionale. Le Norme costituiscono una dichiarazione autorevole e completa sulla responsabilità delle imprese in relazione ai diritti umani. Evidenziano buone prassi e diverse modalità di monitoraggio ed attuazione. Le Norme sono sinonimo di chiarezza e credibilità rispetto a molti codici volontari che troppo spesso non hanno legittimazione internazionale e sono meno dettagliati riguardo alle problematiche dei diritti umani.

A conferma dell'impegno dedicato dal suo Ministero alla diffusione della cultura  della RSI, il Ministro Maroni ha inserito questo tema tra le priorità del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea. e si è fatto promotore di una proposta concreta che è stata presentata a Venezia il 14 novembre 2003 in occasione della Terza Conferenza Europea sulla Corporate Social Responsibility.

La proposta, meglio nota come Progetto CSR-SC, consiste nello sviluppo di linee guida e criteri condivisi per la valutazione, la rendicontazione e la verifica delle pratiche di RSI.

Nel corso del Consiglio dei Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali dell'Unione Europea, il Ministro Maroni ha presentato una dichiarazione scritta della Presidenza italiana sulla CSR (Brussels, 1 dicembre 2003) Dichiarazione della Presidenza italiana su CSR Il 09/06/2004 il Ministro Maroni ha sottoscritto con Assolombarda il protocollo d'intesa su CSR.

Cos'e'

Per chi siede nei Consigli di Amministrazione, la Responsabilità Sociale è un importante strumento di governo dell’impresa, che migliora performance finanziarie, processi di coesione interna, gestione operativa.

Per il marketing è una nuova via al posizionamento dei prodotti e del marchio.

Per i cittadini e i consumatori la Responsabilità Sociale d’Impresa è valore.

I vantaggi

Le aziende si stanno orientando alla CSR:
- per convenienza economica (domanda del mercato)
- per convinzione profonda
- per moda
- per invito del governo

In un clima di collaborazione i vantaggi sono evidenti per tutti. Sul piano della gestione delle risorse umane i rapporti sono improntati al confronto, alla partecipazione e alla trasparenza.

La responsabilità sociale d’impresa costituisce un elemento di stabilità interna e insieme un fattore di competitività.

Definizioni

RSI

Al concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa non corrisponde ancora una univoca definizione "ufficiale". Si parla, con significato affine, di "etica di impresa", di "cittadinanza aziendale" (corporate citizenship), di "sviluppo sostenibile", di "sviluppo durevole".

Tutti questi concetti sembrano comunque ruotare attorno ad una logica comune, che risponde ai criteri del cosiddetto "triplice approccio" (TBL - Triple Bottom Line): per valutare le prestazioni globali di un'impresa si fa riferimento all'insieme degli aspetti economici, di tutela ambientale e di contributo sociale.

Secondo la Commissione Europea la responsabilità sociale d’impresa è "l’integrazione volontaria da parte delle imprese delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro attività commerciali e nelle loro relazioni con le parti interessate (stakeholder)". Nel Libro Verde è specificato che essere socialmente responsabili vuol dire "non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo di più nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate".

Questa definizione sembra superata sia dallo stesso Parlamento europeo sia dalle recenti norme delle Nazioni Unite sulla responsabilità delle imprese nei confronti dei diritti umani, che parlano di "obbligo di promuovere, rispettare, garantire il rispetto e proteggere i diritti umani riconosciuti dal diritto internazionale" da parte delle compagnie transnazionali e delle altre imprese.

Secondo le associazioni che, nel maggio 2003, hanno dato vita alla campagna "meno beneficenza più diritti", la RSI consiste nel fare in modo che tutte le attività aziendali, controllate direttamente o indirettamente, si svolgano nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunità in cui operano e garantiscano la protezione dell'ambiente in tutto il mondo.

Stakeholder

Sono i referenti della RSI, tutti i cittadini - nessuno escluso - che siano in qualche maniera toccati o implicati nelle azioni dell'azienda, cioè "portatori di interessi".

I soggetti coinvolti

I soggetti coinvolti nel concetto di gestione socialmente responsabile d'impresa sono tutti i "portatori d'interesse" che, se distinti per gruppi, sono così individuati:

  • Risorse umane (dipendenti) e loro rappresentanti (sindacati)
  • Soci/Azionisti e Comunità finanziaria
  • Clienti
  • Fornitori
  • Partner finanziari
  • Stato, Enti locali, e Pubblica amministrazione
  • Comunità
  • Ambiente

Indicatori di "agire etico"

Sono considerati indicatori di agire etico:

  • l'attivazione di pratiche e strumenti finalizzati ad instaurare un rapporto con l'insieme dei cosiddetti stakeholder, basato sulla fiducia, la correttezza e la trasparenza;
  • un atteggiamento sempre più attento alle risorse umane impiegate (rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori, assenza di forme di discriminazioni sessuali, religiose e razziali, tutela della salute, promozione delle risorse umane e del capitale intellettuale e umano interno all'azienda);
  • il rispetto dell'ambiente e dei diritti umani;
  • l'impegno diretto in iniziative finalizzate a contribuire al miglioramento della società e alla tutela dell'ambiente (investimento nella cultura, nella ricerca, nella tutela della salute, in iniziative di solidarietà, etc.).

Gli strumenti per gestire la CSR

  • Strumenti strategici:
    • Carta/manifesto dei valori
    • Codice etico
  • Strumenti operativi di relazione:
    • Relazioni, dialogo e coinvolgimento con gli stakeholder
    • Documento di rendicontazione: Bilancio / relazione sociale
  • Strumenti operativi di supporto:
    • Sistema informativo
    • Filigrana ed indicatori di performance
    • Training al personale su RSI
    • Gestione del patrimonio intellettuale
    • Utilizzo di altri standard di qualità
  • Strumenti accessori:
    • Social audit e social rating
    • Individuazione di iniziative di responsabilità sociale
    • Comitato etico

SA 8000

Nell'era della globalizzazione economica orientata al profitto, si è definito lo standard SA8000 con lo scopo di concentrarsi sui temi sociali e ambientali legati ai diritti dei lavoratori, ma non solo.

I principi fondanti che ne stanno alla base sono il divieto di utilizzo del lavoro infantile e forzato, la tutela della salute e della sicurezza, la libertà di associazione sindacale, il divieto di discriminazioni di qualsiasi genere, il divieto di procedure disciplinari illegali, la garanzia di un giusto orario di lavoro, un giusto salario, l'introduzione di un sistema di gestione sociale.

La "mission" SA 8000 si esplicita nei seguenti punti:

  • migliorare globalmente le condizioni di lavoro
  • fornire una norma universale per tutti i mercati e le nazioni
  • lavorare in parallelo con le organizzazioni del lavoro e per i diritti umani a livello mondiale
  • fornire un incentivo che dia beneficio al mercato e ai consumatori

Importanti novità introdotte nel 2001 sono:

  • estensione al lavoro a domicilio (homeworkers)
  • introduzione dell'età anagrafica come elemento discriminante
  • estensione ai sub-contractors (estensione a tutti i fornitori lungo la filiera).

Sono escluse dall'applicazione della norma le aziende estrattive.

Le Norme SA 8000 (Social Accountability 8000) furono introdotte nel 1997 dal SAI (Social Accountability International), ex CEPAA (Council of Economical Priorities Accreditation Agency) ed emanazione del CEP (Council of Economic Priorities), istituto pubblico di ricerca e servizio con sede negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, fondato nel 1969. Esse costituiscono il mezzo per fornire agli investitori e ai consumatori informazioni esatte per analizzare la linea di condotta e le prestazioni sociali delle aziende.

Si tratta di uno standard riconoscibile a livello internazionale e quindi verificabile sia per i consumatori che per le imprese. Per le aziende sono diversi gli input all'ottenimento della certificazione: dalla credibilità e affidabilità dell'organizzazione, alla fiducia da parte dei consumatori e delle organizzazioni sociali, alla riduzione dei rischi sul luogo di lavoro. Inoltre la certificazione è una norma "flessibile" che può essere utilizzata in ogni settore produttivo ed in ogni parte del mondo, quindi una volta adottata l'azienda ha uno strumento in più per autocontrollarsi e valutare i propri fornitori.

Nel mondo sono 354 le imprese certificate SA 8000; il nostro Paese detiene il primato mondiale con 75 aziende certificate sulle 123 in totale del vecchio continente ed è seguito a livello mondiale dal Brasile con 50. Negli Stati Uniti si contano appena 2 certificazioni.

Link

Link ai siti istituzionali

Altri siti

Bibliografia

  • Hinna L., "Il bilancio di missione. La rendicontazione contabile e sociale nelle strutture non profit", Rivista Italiana di Economia Aziendale, luglio- agosto 2000.
  • Hinna L. e Monteduro F., "Trust in Local Authorities: the role of social reporting to citizens", Atti del Convegno dell'European Group of Public Administration, Oeiras, Portogallo, 3-6 settembre 2003.
  • Hinna L., "Il bilancio sociale: da documento a processo", in AA.VV., La RSI e il bilancio sociale nelle banche e nelle imprese, Bancaria Editrice, Roma, 2004.
  • Hinna L., "Normare l'etica?", numero monografico L'impresa giusta, Il Ponte, Firenze, ottobre-novembre 2003.
  • Sergio Valentini, "Responsabilità sociale d'impresa e globalizzazione"
  • Molteni M., Responsabilità sociale e performance d'impresa, Vita & Pensiero 2004

Documenti

PROGETTO CSR – SC
PROTOCOLLI D'INTESA
TERZA CONFERENZA EUROPEA SULLA CSR – VENEZIA 14 NOVEMBRE 2003
CONVEGNI e CONFERENZE
STAKEHOLDER E PROGETTO CSR-SC
DOCUMENTI DELLA COMMISSIONE EUROPEA

- Prima presentazione del progetto CSR-SC del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Milano - 13 dicembre 2002 - Università Bocconi. Atti del convegno

- Documenti relativi al progetto CSR-SC (dicembre 2002 - novembre 2003)

- Protocollo d'intesa con Assolombarda su CSR. Il protocollo (formato .pdf - 104 kb)

- Firma del Protocollo d'intesa tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Confapi per diffondere la CSR in Italia. Milano 9 Giugno 2004 - Protocollo d'intesa (formato .pdf - 112 kb)

- Firma del Protocollo d'intesa tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Unioncamere per diffondere la CSR in Italia, Roma 27 novembre 2003 - Protocollo d'Intesa (formato .pdf - 135 kb)

- Apertura del primo Sportello CSR-SC - Milano, 15 marzo 2004

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